334 Tersa Parti.
putti, che sedendo, uno piglia !' altro per un braccio , e ridendo,vuol, che tocchi Cupido con un dito ; e quegli, che non vuol toccar-lo , piange , mostrando aver paura di non cuocersi al fuoco d’Amore.Questa pittura , che è vaga per colorito , ingegnosa per invenzio-ne , e graziola per quella sua maniera , che è stata , ed è dagli ar-Visegnì te»perfii-io- tesici , e da chi si diletta dell’arte imitata, ed o nervata molto,ne, e studio. è oggi nello studio del sig. Marc’Antonio Cavalca, erede del ca-valier Eajardo, con molti disegni, che ha raccolti di mano del me-desimo , bellissimi, e ben finiti d’ ogni sorta ; siccome sono ancoraquelli , che pur di mano di Francesco sono nel nostro libro in moltecarte , e particolarmente quello della decollazione di lan Piero ,e lan Paolo, che , come si è detto , mandò poi fuori in stampe dilegno, e di rame, stando in Bologna. Alla chiesa di santa Mariade’ Servi fece in una tavola la nostra Donna col figliuolo in braccio,che dorme , e da un lato certi Angeli, uno de’ quali ha in braccioun’ urna di cristallo , dentro la quale riluce una croce , contempla-ta dalla nostra Donna ; la qual’opera , perché non se ne conten-tava molto , rimase imperfetta ; ma nondimeno è colà molto lodatain quella sua maniera piena di grazia , e di bellezza . li.tanto co-minciò Francesco a dismettere l’opera della Steccata , o almeno afare tanto adagio, che si conosceva , che v’ andava di male gambe;e questo avveniva , perché avendo cominciato a studiare le cose dell'Per l'alchimia quast alchimia, aveva tralasciato del tutto le cose della pittura, pensan.tralascin la pittura. Jq âi dover tosto arricchire , congelando mercurio. Perché stil-landosi il cervello, non con pensare belle invenzioni , né con ipennelli, o mestiche , perdeva tutto il giorno in tramenare carbo-ni , legtte , bocce di vetro, ed altre simili bazzicature , che glifacevano spendere più in un giorno, che non guadagnava a lavo-rare una settimana alla cappella della Steccata ; e non avendo altraentrata , e pur bisognandogli anco vivere , si veniva così consuman-do con questi suoi fornelli a poco a poco . E che su peggio , gli uo-LafiA imperfetto il mini della Compagnia della Steccata, vedendo, eh’egli avea dellavoro delia stecca - tutto tralasciato il lavoro, avendolo peravventura , come si fa,maggiore^** soprappagato , gli mossero lite , ond’egli per lo migliore si ritirò >fuggendosi una notte, con alcuni amici suoi, a Calai maggiore ; do-ve uscitogli alquanto di capo l’alchimia , fece per la chiese di s. Ste-fano , in una tavola, la nostra Donna in aria, e da basso s. Gio.Batista , e s. Stefano ; e dopo fece ( e questa fu 1’ ultima pittura ,) un quadro d’ una Lucrezia Romana , che fu cose di-delle pih beile cose vina, e delle migliori, che mai fosse veduta di sua mano ; ma co-c e facesse . me si sia , è stato trafugato , che non fi sa dove sia 1 .
E* di
i Una Lucrezia Romana del Par- e d’un dolcissimo colorito si trovamigianino in mezza figura, tanto nel palazzo del Re di Napoli >bella , quanto se fosse di Raffaelle,
Lucrezia trafugata che secesso j