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Tomo secondo.
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Su* allievi GiuliaCesare Staligero .

Terza Parts.

tutti e tre tuo! compatrioti 1 - Fu similmente suo amicissimo il San«razzare » ilBudeo» e Aldo Manuzio , e tutta 1 ’accademia di Ro-ma ; e fu suo discepolo Julio Celare Scaligero , uomo letterarissi-mo de’ tempi nostri. Morì finalmente vecchissimo, ma non si saMorì vetehiffìma . che tempo appunto j nè in che luogo, e per conseguenza nè do.ve fosse sotterrato 2 * * .

Siccome è vero» che la città di Verona» per sito» costumi,ed altre parti, è molto simile a Fiorenza » così è vero » che in està »come in questa » fono storiti sempre bellissimi ingegni in tutte leprofessioni più rare » e lodevoli - E per non dire dei letterati » nonessendo questa mia cura » e seguitando il parlare degli uominidell' arti nostre , che hanno sempre avuto in quella nobilissima cittàLiberale nato w- onorato albergo, dico» che Liberale Veronese , discepolo di Vin-Vincenzo ìli stefano* cenziosti Stefano 5 » della medesima patria, del quale si è in altro1 ' luogo ragionato » e il quale fece l'anno 1463. a Mantova nella chie-

sa d’ Ognissanti ,'de' monaci di s. Benedetto, una Madonna , chesii » secondo que’ tempi, molto lodata ; imitò la maniera di Jaco-po Bellini ; perché estèndo giovanetto » mentre lavorò il dettoJacopo la cappella di s. Niccolò di Verona » attese setto di lui,Lavoro nella manie- P er sl satta 8 uifa a g H àdj dei disegno , che scordatosi quello ,ra del bellini . che imparato avea da Vincenzio di Stefano, prese la maniera delBellini, e a quella si tenne sempre 4 . Le prime pitture di Libera-le furo-

1 Corresse notabilmente,e diedealla luce anche Frontino , e gli au-tori De re ruftica^e sopra tutti è no-tabile la fatica ., che fece sopra Vi-truvio, tanto lodata dal Budeo so-pra le Pandette, della quale, e dellevarie edizioni di elsa si può vederela detta Bibliot. degli Scrittori Do-menicani . Si crede ancora che eglipubblicasse il primo l’epitome d’Au-relio Vittore, e Giulio Ossequente,come nota il Marchese Masse! nellaVerona illustrata libr. 3. a c. 137.

2 Grande , e notabilissima ne-gligenza e trascutaggine di coloro,a cui.apparteneva conservar la me-

moria d’un sì grande uomo, che do-po soli 200. anni non si sappia il

tempo nè della sua morte, e nè me-no , dove morisse , e dove fosse sot-terrato , e cento altre particolaritàdella sua vita ; e poi si vegganoepitaffi lunghi un anno ornati di

busti di marmo,e anche di statue ad

artefici, e Ietteratuzzi meschini.Per altro il commendator del Poz-zo nella sua Vita , eh’ è più ristret-ta , ed un compendio di questa delVasari , dice che morì vecchissi-mo ; e il P. Orlandi aggiunge, chemorì in Verona , ma non si sa, don-de se lo cavi, come anche dice,che su fratello di Francesco Monsi-gnori ; di cui parla poco più sottoil Vasari, e non dice mai tal cosa,parlando per altro d’Alberto , chefu padre di Francesco, e che per-ciò sarebbe stato anche padre difra Giocondo ; onde quasi per ne-cessità ne doveva accennar qual-cosa .

3 Di questo Vincenzio di Stefa-no non ne sa altra parola nè il Va-sari, nè il Pozzo , nè il P. Orlan-di , il quale nè pur lo nomina.

4 Perché nel 1436- come dice ilPozzo nella vita di Liberale, dipin-se Jacopo Bellini in Verona, e ciò

appa-