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Tomo secondo.
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Vita di fra Giocondo, ed altri. 357se lavorare. Intanto estèndo portata da un Fiammingo in Milanouna testa d' un giovane , ritratta di naturale , e dipinta a olio , laqual’ era da ognuno in quella città ammirata ; nel vederla Gio.

Francesco se ne rise , dicendo: A me basta 1 ' animo di farne una mi-gliore ; di che facendosi beffe il Fiammingo » si venne dopo molteparole a questo , che Gio. Francesco faceste la prova , e perdendoperdeste il quadro fatto, e 25. scudi; evincendo, guadagnasse latesta del Fiammingo, e similmente 25. scudi. Me stèsi dunque Gio.

Francescoa lavorare con tutto il suo sapere , ritrast^un gentiluomovecchio, e raso , con un sparaviere in mano ; ma ancora che mol-to somigliaste, su giudicata migliore la testa del Fiammingo . MaGio. Francesco non fece buona elezione, nel fare il suo ritratto, d’unatesta , che gli poteste far’ onore ; perché se pigliava un giovane bel-lo , e l’avesse bene imitato , come fece il vecchio, se non avestepassata la pittura dell’avversario » 1’avrebbe almanco paragonata.

Ma non per questo fu se non lodata la testa di Gio. Francesco , alquale il Fiammingo fece cortesia , perché contentandosi della testasola del vecchio raso , non volle altrimenti ( come nobile , e gen-tile ) i venticinque ducati. Questo quadro venne poi col temponelle mani di Madonna Isabella da Este , marchesana di Mantova , Marelxsana di Man.che lo pagò benilsimo al Fiammingo, e lo pose per cosa singolare tova conservo unanel suo studio , nel quale aveva infinite cose di marmo , di conio, testa fatta daini.di pittura, e di getto bellissime . Dopo aver servito il Visconte,essendo Gio. Francesco chiamato da Guglielmo marchese di Mon- chiamato a servireferrato , andò volentieri a servirlo, essendo di ciò molto pregato dal >1 Marchese di Men-Visconte ; e così arrivato , gli fu assegnata bonìssima provvisione ; -

e egli mestò mano a lavorare , fece in Casale a quel Signore in unacappella , dov’ egli udiva mesta , tanti quadri, quanti bisognarono aempirla, ed adornarla da tutte le bande di storie del Testamento vec-chio, e nuovo, lavorate con estrema diligenza, siccome anco fula tavola principale . Lavorò poi per le camere di quel castello mol-te cose, che gli acquistarono grandissima fama ; e dipinse in s. Do-menico , per ordine di detto Marchese , tutta la cappella mag-giore , per ornamento d’una sepoltura , dove dovea essere posto ;nella qual’ opera si portò talmente Gio. Francesco , che meritò dalla scompensato e fattoliberalità del Marchese estere con onorati premj riconosciuto; il suo cameriere.qual Marchese per privilegio lo fece uno de’ suoi camerieri, comeper un instromento, eh’ è in Verona apprestò gli eredi, si ve-de . Fece il ritratto di detto Signore , e della moglie , e molti qua-dri , che mandarono in Francia ; e il ritratto parimente di Gu-glielmo lor primogenito, ancor fanciullo, e così quelli delle fi- mitrasse tutti que' Si-gliuole , e di tutte le dame , eh’ erano al servigio della Marchese- gnoT i . e morto ilna . Morto il marchese Guglielmo, si partì Gio. Francesco da Ga- Marchese tornò a re-sale , avendo prima venduto ciò, che in quelle parti aveva, e si r< " w '

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