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Tomo secondo.
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Vita di Marcantonio, ed altri. 421e di non piccola importanza , e che più avea saputo, ed operatoegli con l’intaglio , che Laccio col disegno ; e così il Papa lo com-mendò molto, e lo vide poi sempre volentieri , e si crede , che giiaverebbe fatto del bene ; ma succedendo il sacco di Roma , divenne ^ (Ct # RemaMarcantonio poco meno che mendico , perché oltre al perdere Marcantonio diven-ogni cosa , se volle uscire dalle mani degli Spagnuoli, gli bisognò ntjuast mendico .sborsare una buona taglia; il che fatto si partì di Roma, névitornò mai poi ; laddove poche cose si veggiono fatte da lui da queltempo in qua. E' molto Parte nostra obbligata a Marcantonio,per aver' egli in Italia dato principio alle stampe , con molto gio-vamento , ed utile dell’ arte , e comodo di tutti i virtuosi , ondealtri hanno poi fatte Popere, che di sotto si diranno. AgostinoVeneziano adunque , del quale si è di sopra ragionato , vennedopo le cose dette a Fiorenza , con animo d’ accostarsi ad Andrea jpostino lavorò perdeS Sarto , il quale dopo Rastrello era tenuto de’ migliori dipintori Andrea del Sarto ind'Italia; e così da costui persuasi) Andrea a mettere in iilampa •

P opere sue , disegnò un Cristo morto, sostenuto da tre angeli ;ma perché ad Andrea non riuscì la cosa così appunto secondo lafantasia sua, non volle mai più mettere alcuna sua opera in istam-pa ; ma alcuni, dopo la morte sua , hanno mandato fuori la Visi-tatone di s. Elisabetta , e quando s. Giovanni battezza alcuni po-poli , tolti dalla storia di chiaroscuro , eh’ e sto Andrea dipinsenello Scalzo 1 di Fiorenza . Marco da Ravenna parimente , oltre lecose , che si sono dette , le quali lavorò in compagnia d’Agosti-no , fece molte coso da per se , che si conoscono al suo già dettosegno , e sono tutte e buone , e lodevoli • Molti altri ancorasono stati dopo costoro , che hanno benissimo lavorato d’ intagli,esattosi, che ogni provincia ha potuto godere, e vedere P ono-rate fatiche degli uomini eccellenti. Né è mancato a chi sia bastatoP animo di fare, con le stampe di legno, carte , che pajono fatte colpennello, a gusta di chiaroscuro , il che è stato cosa ingegnosa , edifficile ; e questi su Ugo da Carpi, il quale , sebbene su medio-cre pittore , fu nondimeno in altre fantasticherie d’acutissimo inge-s‘* r ^ * chiaroscuro ,gno. Costui dico , come si è detto nelle teoriche al trentesimo ca- 4 *

pitolo , fu quegli, che primo si provò , e gli riuscì felicemente , afare con due stampe , una delle quali a uso di rame gli serviva a trat-teggiare P ombre , e con P altra faceva la tinta del colore , perchégraffiata in dentro con P intaglio , lasciava i lumi della carta inmodo bianchi, che pareva , quando era stampata , lumeggiata dibiacca. Condusse Ugo in questa maniera con un disegno di Raf-faello, fatto di chiaroscuro , una carta, nella quale è una Sibilla asedere, che legge , ed un fanciullo vestito, che gli fa lume, conuna torcia ; la qual cola , essendogli riuscita , preso animo , tentòUgo di far carte con stampe di legno di tre tinte ; la prima facevaPombra; Paltra, eh’era una tinta di colore più dolce , faceva

1 Vedi sopra a c. 214.

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