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Tomo secondo.
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467
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Vita di Giulio Romano. 467

per impatriarsi onoratamente , e con groflà provvisione , lo siedonotentare per mezzo d’alcuni amici suoi» ma in vano; perocché»sebbene di boniiîîma voglia sarebbe andato, due colé lo ritennero ;il cardinale» che per niun modo volle» che si partisse : e la mo-glie con gli amici » e parenti » che per tutte le vie lo sconfortarono.

Ma non avrebbe peravventura potuto in lui niuna di queste due chiamato a Rom* percolé , se non si fosse in quel tempo trovato non molto ben sano ; architetto di s. iVe-perché considerando egli di quanto onore » ed utile farebbe potuto fr * ' muere *essere a se » ed a’ suoi figliuoli accettar sì onorato partito > era deltutto volto » quando cominciò a ire peggiorando del male » a vo-ler fare ogni sforzo » che il ciò fare non gli suste dal cardinale impe-dito . Ma perché era di sopra stabilito » che non andaste più a_»

Roma » e che quello suste 1 ' ultimo termine della sua vita ; fra ildispiacere » ed il male si morì in pochi giorni in Mantova » la qua-le poteva pur concedergli» che come aveva abbellita lei, co c ì or-nasse » ed onorasté la sua patria Roma . Morì Giulio d’ anni 54. la-sciando un solo figliuolo maschio, al quale» per la memoria cheteneva del suo maestro » aveva posto nome Raffaello ; il qual gio-vinetto » avendo a fatica appreso i primi principi dell’arte» conspeianza di dover riuscire valentuomo» si morì anch’egli nondopo molti anni insieme con sua madre » moglie di Giulio ; ondenon rimalé di lui altri che una figliuola » chiamata Virginia » cheancor vive in Mantova » maritata a Ercole Malatesta. A Giulio»il quale infinitamente dolse a chiunque lo conobbe , fu dato sepol-tura in s. Barnaba » con proposito di fargli qualche onorata memo-ria ; ma i figliuoli» e la moglie» mandando la cola d'oggi indomani, sono anch’eglino per lo più mancati lenza farne altro.

E pure è stato un peccato» che di quell’uomo, che tanto onoròquella città , non è stato , chi n’ abbia tenuto conto nessuno , salvocoloro » che se ne servivano» i quali se ne sono spellò ricordati ne'bisogni loro. Ma la propria virtù sua, che tanto l’onorò in vita »gli ha fatto , mediante 1' opere lue, eterna sepoltura dopo la mor-te , che né il tempo» né gli anni consumeranno. Fu Giulio ài Effigie , naturistatura né grande , né piccolo, più presto compresso, che leggie- eojiumt di Giulio .ri di carne , di pel nero , di bella faccia » con occhio nero» e al-legro , amorevolissimo » costumato in tutte le sue azioni , parconel mangiare , e vago di vestire , e vivere onoratamemte . Ebbediscepoli affai, ma i migliori furono Gian dal Lione , Raffaello dal W ' 6

Colle Borghese , Benedetto Bagni da selcia , Figurino da Faenza »

Rinaldo , e Gio* Batista Mantovani , e Fermo Guifoni, che si stain Mantova» e gli fa onore, essendo pittore eccellente , siccomeha fatto ancora Benedetto » il quale ha molte cose lavorato in selciasua patria , e nel duomo di Pila una tavola , che è nell’ Opera ; epaiimcnte un quadro di nostra Donna con bella » e gentile poesia,

N n n 2 aven-