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Tomo secondo.
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Vita di Gio. Antonio Lappoli. 52-

no dipinte le nozze d Ester , e del re Assuero ; nella quale operasono più di sessanta figure maggiori del vivo . Andando dunque al-cuna volta Gio. Antonio a veder lavorare Giorgio , e standosi a ra-gionar seco > diceva: Or conosco io, chel continuo-studio , e la-vorare è quello, che fa uscir gli uomini di stento , e che 1 ' artenostra non viene per Spirito santo. Non lavorò molto Gio. Antonio Dipinse poco « fri.a fresco, perciocché i colorigli facevano troppa mutazione; non-A--dimeno si vede di sua mano sopra la chiesa di Murello una Pietà ,

Con due angioletti nudi, assai bene lavorati . Finalmente essendostato uomo di buon giudizio, e assai pratico nelle cose del Mondo ,d anni sessanta, 1 anno r 552. ammalando di febbre acutissima , si Mort fibbre/tentaimorì. Fu suo creato Bartolommeo Torri, nato di assai nobile fami- Torri

glia in Arezzo , il quale condottosi a Roma , sotto don Giulio Gio- »Uievo motìgio-

vio , miniatore eccellentissimo, veramente attese di maniera al vanedisegno , e allo studio deglignudi, ma più alla notomia, che siera fatto valente , e tenuto il migliore disegnatore di Roma . E nonha molto, che don Silvano Razzi mi disse, don Giulio Gio vioavergli detto in Roma , dopo aver molto lodato questo giovane ,quello stesso , che a me ha molte volte affermato ; cioè non se 1 ' es-sere levato di casa per altro, che per le sporche rie della notomia ; . ,

perciocché teneva tanto nelle stanze, e sotto il letto membra, e - - .

pezzi d' uomini, che ammorbavano la casa. Oltre ciò straccan-do costui la vita sua, e pensando , che lo stare come filosofacelo . ... _sporco , e senza regola di vivere , e fuggendo la conversazione de- . 1

gli uomini, fosse la via da farsi grande, e immortale , si condussemale affatto; perciocché la Natura non può tollerare le soverchie in-giurie , che alcuni talora le fanno . Infermatosi adunque Bartolom-meo danni 25. se ne tornò in Arezzo per curarsi , e vedere di ri-aversi , ma non gli riuscì, perché continuando i suoi soliti studj,e i medesimi disordini, in quattro mesi , poco dopo Gio. Antoniomorendo, gli fece compagnia ; la perdita del qual giovane dolseinfinitamente a tutta la sua città , perciocché vivendo , era per fa-re , secondo il gran principio dell opere sue, grandissimo onorealla patria , e a tutta Toscana ; e chi vede de i disegni , che fece ,essendo anco giovinetto , resta maravigliato , e per essere mancato presto, pieno di compassione.

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VITA