Vita di Niccolò Soggi. 5^5
posto in stili' altar maggiore , in una tela a olio , Cristo , che oranell’ortoj e 1’Angelo, che mostrandogli il calice della passione 3lo conforta ; che in vero su astiai bella , e buon’ opera . Alle mona-che di s. Benedetto d’ Arezzo, dell’ ordine di Camaldoli, soprauna porta , per la quale fi entra nel monastero, fece in un arco lanostra Donna , lan Benedetto, e santa Caterina ; la quale opera supoi, per aggrandire la chiesa gettata in terra . Nel castello di Mar-ciano in Valdichiana , dov’ egli si tratteneva affiti, vivendo partedelle sue entrate, che in quel luogo aveva , e parte di qualche gua-dagno , che vi faceva , cominciò Niccolò in una tavola un Cristomorto , e molt’ altre cose, con le quali si andò un tempo tratte-nendo - E in quel mentre , avendo apprestò di se il già detto Do- Demotice Giunta *menico Giuntalocchi da Prato , si sforzava amandolo , e apprestò loechi suo allievo .di se tenendolo come figliuolo, che si faceste eccellente nelle co-se dell’ arte ; insegnandogli a tirare di prospettiva , ritrarre di na-turale , e disegnare , di maniera, che già in tutte queste partiriusciva bonissimo 5 e di bello , e buono ingegno. E ciò facevaNiccolò , oltre ali’estere spinto dall’affezione » e amore , che a_»quel giovane portava , con isperanza , estèndo già vicino allavecchiezza, d’avere , chi l’ajutaste , e gli rendeste negli ultimianni il cambio di tante amorevolezze j e fatiche . E di vero su Nic- Suono qualità «7colò amorevolissimo con ognuno » e di natura sincero , e molto Niccoli .amico di coloro, che s’ af&ticavano, per venire da qualche cosanelle cose dell’ arte ; e quello, che sapeva, l’insegnava più chevolentieri. Non passò molto dopo queste cose, eh’ estèndo da Mar-ciano tornato in Arezzo Niccolò » e da lui partitosi Domenico, ches’ ebbe a dare dagli uomini della Compagnia del Corpo di Cristo, diquella città , a dipingere una tavola per saltare maggiore della chie-sa di s. Domeniao ; perché desiderando di farla Niccolò , e pari men- Tavc i a # Giorgiete Giorgio Vasari 5 allora giovinetto » fece Niccolò quello, che v a s*riin t. Domtni.peravventura non farebbono oggi molti dell’arte nostra ; e ciò"*fu , che veggendo egli, il qual’ era uno degli uomini della dettaCompagnia , che molti per tirarlo innanzi si contentavano di farlafare a Giorgio , e eh’egli n’aveva desiderio grandissimo ; si risol-vè , veduto lo studio di quel giovinetto , deposto il bisogno, e de-siderio proprio , di far sì, che i suoi compagni 1 ’ allogassino a Gior-gio , stimando più il frutto, che quel giovane potea riportare diquell’ opera, che il suo proprio utile , e interesse . E come egli vol-le , così fecero appunto gli uomini di detta Compagnia. In quel men-tre Domenico Giuntalocchi, essendo andato a Roma , fu di tanto Tavola stimatìsstmnbenigna la fortuna, che conosciuto da don Martino ambasciadore del Giuntalocchi .
Re di Portogallo , andò a star seco , e gli fece una tela con sorseventi ritratti di naturale , tutti suoi famigliari, e amici, e lui inmezzo di loro a ragionare : la quale opera tanto piacque a don Mar-tino ,