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Tomo secondo.
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tino, ehegli teneva Domenico per lo primo pittore del Mondo.Essendo poi fatto don Ferrante Gonzaga Viceré' di Sicilia, e desi-derando , per fortificare i luoghi di quel regno , d' avere apprestò dise un uomo , che disegnasse, e gli metteste in carta tutto quello ,che andava giornalmente pensando ; scrisse a don Martino , chegli provvedesse un giovane , che in ciò sapesse, e potesse servir-lo , e quanto prima glie lo mandaste . Don Martino adunque man-dati prima certi disegni di mano di Domenico a don Ferrante (frai quali era un Colosseo , fiato intagliato in rame da Girolamo Fa-giuoli Bolognese per Antonio Salamanca , che 1' aveva tirato inprospettiva Domenico : ed un vecchio nel carniccio disegnato dalmedesimo , e stato mestò in stampa con lettere , che dicono :ancora imparo; e in un quadretto il ritratto d'esso don Marti-no ) gli mandò poco appresso Domenico, come volle il dettosi»,don Ferrante , al quale erano molto piaciute le cose di quel gio»che viene adoperate vane . Arrivato dunque Domenico in Sicilia , gli su assegnata orre-in Sicilia. vole provvisione , e cavallo, e servitore a spese di don Ferrante;

molto dopo fu messi a travagliare sopra le muraglie , e fortez-ze di Sicilia ; laddove lasciato a poco a poco il dipingere , si diedead altro , che gli su per un pezzo più utile ; perché servendosi ,come persona dingegno, duomini, eherano molto a propositoper far fatiche , con tener bestie da soma in man daltri , e far por-tar rena, calcina, e far fornaci ; non passò molto , che si trovòavere avanzato tanto , che potè comperare in Roma ufficj per duemila scudi, e poco appresso degli altri . Dopo essendo fatto guar-daroba di don Ferrante , avvenne , che quel Signore fu levato dalE in Milano to» governo di Sicilia , e mandato a quello di Milano. Perché andatogran credito. seco Domenico , adoperandosi nelle fortificazioni di quello Stato ,si fece» co n 1 essere industrioso, ed anzi misero , che no , ricchilsi-mo; e che è più, venne in tanto credito, ehegli in quel reggi-mento governava quasi il tutto ; la qual cosa sentendo Niccolò , chesi trovava in Arezzo già vecchio, bisognoso, e lenza avere al-cuna cosa da lavorare , andò a ritrovare Domenico a Milano, pen-sando , che come non aveva egli mancato a Domenico , quando eragiovanetto, così non dovesse Domenico mancare a lui ; anzi ser-vendosi dell opera sua , laddove aveva molti al suo servigio, po-tesse , e doveste aiutarlo in quella sua misera vecchiezza . Ma egli siavvide con suo danno , che gli umani giudicj, nel promettersi tiop-po daltrui, molte volte singannano ; e che gli uomini, che mu-tano stato , mutano eziandio il più delle volte natura , e volontà .Sua ìngratìtuaine Perciocché arrivato Niccolò a Milano , dove trovò Domenico inverse il maestro . tanta grandezza , che durò non picciola fatica a potergli favellare,gli contò tutte le sue miserie, pregandolo apprestò, che serven-dosi di lui, volesse ajutarlo. Ma Domenico, non si ricordando »

o non