666 Terza Parte.
nel modo, che si è detto ) le va consumando a poco a poco ' . ViDescrizione delle ^ ece dunque nel mezzo della volta un Saturno col segno del capri-pitture . corno, e Marte ermafrodito nel segno del leone , e della vergine ,
e alcuni putti in aria , che volano , come quei di Careggi. Vi fecepoi in certe semininone grandi, e quasi tutte ignude , la filosofia,l’astrologia , la geometria, la musica, l'aritmetica , e una Lerete , ealcune medaglie di storiette, fatte con varie tinte di colori, e appro-priate alle figure. Ma con tutto che questo lavoro faticoso, e stentatonon molto sodisfacesse, e se pur’assai, molto meno che non s’aspetta-va; mostrò sua Eccellenza, che gli piaceste , e si servì di Jacopo inogni occorrenza, estendo massimamente questo pittore in molta vene-razione apprestò i popoli, per le molto belle, e buone opere , cheaveva fatto per lo passito • Avendo poi condotto il sig. Duca inFir.nze maestro Giovanni Rosso, e maestro Niccolò Fiamminghi,maestri eccellenti di panni d'arazzo, perché quell’arte si eserci-tasse , e imparaste da i Fiorentini ; ordinò, che si facessero pan-ni d’ oro , e di seta per la sala del consiglio de’Dugento , con spe-sa dì sessanta mila scudi, e che Jacopo , e Bronzino facessero neiDisegni di}aeopoper cartoni le storie di Giosesto . Ma avendone fatte Jacopo due, intessitori d' arazzi uno de’ quali è , quando a Giacob è annunziata la morte di Giosef-non approvati . so , e mostratogli i panni sanguinosi , e nels altro il fuggire di Gio-iellò , lasciando la veste alla moglie di Putifaro, non piacqueronè al Duca , né a que’ mastri, che gli avevano a mettere in opera ,parendo loro cosa strana, e da non dover riuscire ne’panni tessu-ti, e in opera ; e così Jacopo non seguitò di fare più cartoni altri-Dipinge un quadro menti. Ma tornando a’suoi soliti lavori, fece un quadro di nostraal duca Cosimo . Donna, che fu dal Duca donato al fig. don . che lo portò in Ispa-
gna . E perché sua Eccellenza , seguitando le vestigia de’ suoi mag-giori , ha sempre cercato di abbellire , e adornare la sua città ; es-sendole ciò venuto in considerazione , si risolvè di far dipignereE U cappella tnag. tutta * a cappella maggiore del magnifico tempio di s. Lorenzo,giorein i. Lorenzo, fatta già dal gran Cosimo vecchio de’ Medici ; perché datone ilcarico a Jacopo Puntormo , odi sua propria volontà, o per mez-zo ( come si disse ) di messer Pier Francesco Ricci majordomo;esso Jacopo fu molto lieto di quel favore ; perciocché sebbene lagrandezza dell’opera , essendo egli assai bene in là con gli anni,gli dava che pensare, e forse lo sgomentava ; considerava dall’al-tro lato , quanto avesse il campo largo nella grandezza di tant’opera di mostrare il valore, e la virtù sua. Dicono alcuni, che veg-gendo Jacopo essere stata allogata a se quell’ opera, non ostanteche Francesco Sai viali, pittore di gran nome , sostò in Firenze , eavesse felicemente condotta di pittura la sala di palazzo, dovegià era i’ udienza della Signoria , ebbe a dire , che mostrerebbe,
come
i Anzi sono adesso p erdute del tutto, e imbiancato il muro.