Vita di Michele Sammichtlb. 707gio , che quando io stetti in mia giovanezza a Monte Fiascone, es-sendo innamorato della moglie d'un icappellino,come volle la sorte»ebbi da lei cortesemente , senza che mai niuno da me lo risapesse ,tutto quello» che io desiderava . Ora avendo io intesi» » che quellapovera donna è rimala vedova, e con una figliuola da marito »la quale dice , avere di me conceputa , voglio , ancorché possa age-volmente essere , che ciò, come io credo , non sia vero ,-che le por-tiate questi cinquanta scudi d’oro » e gliele diate da mia parte » peramor di Dio , acciocché possa ajutarsi , ed accomodare , secondoil grado suo , la figliuola. Andando dunque Giorgio a Roma »giunto in Monte Fiaseone, ancorché la buona donna gli contesilasse liberamente , quella sua putta non essere figliuola di Michele ,ad ogni modo » siccome egli aveva commesso, gli pagò i dettidanari » che a quella povera femmina furono così grati, come adun altro sarebbono stati cinquecento. Fu dunque Michele corte-se sopra quanti uomini furono mai ; conciosussechè non sì tostosapeva il bisogno » e desiderio degli amici» che cercava di com-piacergli » se avesse dovuto spendere la vita. Né mai alcuno glifece servizio » che non ne suste in molti doppj ristorato - Avendo-gli fatto Giorgio Vasari in Venezia un disegno grande con quelladiligenza » che seppe maggiore » nel quale si vedeva il superbissi-mo Lucifero con i suoi seguaci » vinti dall’Angelo Michele, pio-vere rovinosamente di Cielo in un orribile inferno , non fece altroper allora » che ringraziarne Giorgio » quando prese licenza da_»lui. Ma non molti giorni dopo» tornando Giorgio in Arezzo» N
trovò il Sammichele aver molto innanzi mandato a sua madre > chefi stava in Arezzo » una soma di robe così belle , ed onorate » co-me se fusse stato un ricchissimo signore » e con una lettera» nellaquale molto l 1 onorava per amore del figliuolo Gli vollero moltevolte i Signori Veneziani accrescere la provvisione , ed egli ciò ri-cusando» pregava sempre» che in suo cambio l’accrescessero a inipoti. Infornala su Michele in tutte le sue azioni tanto gentile »cortese» ed amorevole » che meritò essere amato da infiniti Signo- j mat odu>Piri : dal cardinale de' Medici » che fu papa Clemente VII. » men-tre » che stette a Roma : dal cardinal Alessandro Farnese, che suPaolo III : dal divino Michelagnolo Bonarroti : dal sig- FrancescoMaria duca d’Urbino, e da infiniti gentiluomini, e senatori Ve-neziani . In Verona su suo amicissimo fra Marco de’ Medici, uomodi letteratura, e bontà infinita , e molt’altri, de’quali non acca-de al al presente far menzione.
Ora per non avere a tornare di qui a poco a parlare de’ Vero- tutori Veronesi dinesi , con questa occasione de i sopraddetti sarò in questo luogo versi* e loro opere•oaemzione d’alcuni pittori, di quella patria, che oggi vivono esono degni d’ essere nominati, e non passati in niun modo con
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