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Tomo secondo.
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Vita di Gio. Ant. detto il Soddoma 7izamava suor di modo» si acquistò il soprannome di Soddoma, delquale non che si prendesse noja , o sdegno , se ne gloriava , facen-do sopra esso stanze , e capitoli, e cantandogli in sul liuto assaicomodamente. Dilettosi! oltre ciò daver, per cala , di più sor-te stravaganti animali, tassi , scoiattoli, bertucce, gatti mammo-ni » asini nani, cavalli » barberi da correr palj, cavallini piccolidell Elba , ghiandaie , galline nane , tortore Indiane , ed altrifatti animali» quanti gli ne potevano venire alle mani. Ma oltretutte queste bestiacce » aveva un corbo, che da lui aveva così beneimparato a favellare, che contraffaceva in molte cose la voce diGio- Antonio » e particolarmente in rispondendo, a chi picchiavala porta, tanto bene, che pareva Gio. Antonio stesso, come be-nissimo sanno tutti i Sanesi . Similmente gli altri animali erano tan-to domestici, che sempre stavano intorno altrui per caso » facen-do i più strani giuochi, e i più pazzi versi del Mondo» di ma-niera, che la casa di costui pareva proprio lArca di Noè. Que-sto vivere adunque , la stranezza della vita , e l'opere, e pitture ,che pur faceva qual cosa di buono, gli facevano avere tanto nomefra Sanesi , cioè nella plebe, e nel volgo ( perché i gentiluomini loconoscevano da vantaggio ) ehegli era tenuto appresso di moltigranduomo. Perche essendo sotto Generale demonaci di monteOlivete , fra Domenico da Leccio Lombardo » e andando il Sod-doma a visitarlo a monte Olivete diChiusuri, luogo principale diquella religione, lontano da Siena i5-miglia ; seppe tanto dire,e persuadere, che gli fu dato a finire le storie della vita di s. Be-nedetto , delle quali aveva fatto parte in una facciata Luca Signo-relli da Cortona; la quale opera egli finì per assai piccol prezzo,e per le spese , eh ebbe egli » e alcuni garzoni, e pestacolori, chegli ajutarono. si potrebbe dire lo spassi), che mentre lavorò inquel luogo, ebbero di lui que' padri, che lo chiamavano il Mattac-elo, le pazzie , che vi fece. Ma tornando al!'opera, avendo-vi fatte alcune storie , tirate via di pratica senza diligenza , e do-lendosene il Generale, disse il Matraccio, che lavorava a capricci,e che il suo pennello ballava secondo il suono de' danari, e che sevoleva spender più, gli bastava l'animo di sor molto meglio ; per-ché avendogli promesso quel Generale di meglio volerlo pagare per1'avvenire, fece Gio. Antonio tre storie , che restavano a farsi ne'cantoni, con tanto più studio, e diligenza , che non aveva fatto1altre , che riuscirono molto migliori . In una di queste è, quan-do s. Benedetto si parte da Norcia , e dal padre, e dalla madre perandare a studiare a Roma: nella seconda, quando s. Mauro, e s.Placi-do fanciulli gli sono dati, e offèrti a Dio da i padri loro : e nellaterza , quando i Gotti ardono monte Casino . In ultimo fece co-stui , per sor dispetto al Generale , ed à i monaci, quando Fioren-P. IH. X x xx zc pre-

Sue inclinazioni

Sue pitture nel mo-naftero di mente Oli-veta .

Chiamata da Queimonaci il Al.utac-cio .