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ta dal tempo j che non si conosce quasi più quel, che ella rappresen-tasse .
V. zr. Mi vien detto, che la tavola , che era in s. Antonio , è stata«omprata modernamente dal Serenissimo Infante per esporla in un luo-go comodo , e ben custodito , perche ella posta essere studiata agiata-mente da’professori, essendoché eli’è conservata a maraviglia. Vi èpersona , che ha un primo pensiero di questa tavola originale del fio-reggio , dove è notato il tempo, in cui su fatto, ed è il mese di Di-cembre 1514. Ne abbiamo una stampa delVillamena del 1586. e una inpiù grande da Jacopo Maria Giovannini Bolognese, dedicata al ducaFrancesco di Parma.
V.penult. Credo, che questi due quadri rimanessero nel sacco diPraga in potere del re di Svezia, e che dalla regina Cristina fossero po: ■tati a Roma, e quindi passassero nelle mani del cardinale Azzolini, epoi del duca di Bracciante in fine in quelle del duca d’Orleans.
tAgg. alla nota 1. Non voglio lasciar di aggiugner qui quel, che diceilRichardson nel tom. 3. acart. 660. parlando della tribuna di s. Gio:Batista . Dice dunque, eh’era dipinta dal Coreggio , ma che fu demo-lita per crescere il coro, e poi rifabbricata. Ma i monaci volendola fareridipignere da Cesare Aretusi secondo 1 ’ esemplare del Coreggio , nefecero, prima che fosse atterrata , ricavare i cartoni da Annibale , eAgostino Caracci.Lo dice pur il Malvasia p.r.a c.133.perché scrivendo,che su demolita la truna , credo , che voglia dire la tribuna , stantechèla voce truna mi è ignota . Giacomo Barri poi dice , che fu ridi-pinta dal Bagliori!, ma prende sbaglio . In tutto questo fatto ci fonodelle cose stravaganti . Prima si asserisce , chel’Aretusi pittore non digran nome si mettesse tanto sul grande , che ricusasse di far la copiadella pittura del Coreggio su i cartoni, per poi sopra di essi dipignerea fresco la nuova tribuna, stimando ciò una meccanicità da pitto-ri ordinarj, e che perciò,per servire il sig. Aretusi , fossero scelti An-nibale, e Agostin Caracci, che furono anche pagati, come professoridozzinali. ’£ vero, che i poveri Caracci si sottoposero a soffrire que-sto danno , ed affronto pel desiderio di profittare nell’ arte , col fare_jla copia d’una tal pittura da loro stessi stimata divina . In secondo luo-go non si capisce , perché quei Padri, dopo aver fatto fare i cartonidai Caracci , non gliela facessero dipignere , perché poniamo, cheforse nel colorito fossero rimali addietro al Coreggio , lo avrebbe-ro agguagliato, o superato nel disegno ; onde avremmo una delle stu-pende pitture, che fosse al Mondo > Una parte di questi cartoni si con-serva presto il redi Napoli.
La cupola si trova intagliata in \ 2 . pezzi compreso il frontespizio,dove è stampata la dedica , che ne sa al principe Ferdinando di Tosca-na nel 1700. il conte Aurelio Colli canonico della cattedrale di Parma.
L’intaglio è del suddetto Jacopo Maria Giovannini.
V. z. Questo quadro non rappresenta una Venere, come dice il rVasari, ma una Danae . Inoltre i quadri furono tre , e ’1 terzo rappre-sentava la favola d’Io convertita in vacca. Furono tutti e tre dise-gnati da Pietro de’Pietri, e intagliati in rame da un Franzese dettoDu-Canq. Adesso nel palazzo reale del duca d’ Orleans non si trova al-tro , che la Danae , perché gli altri due venuti in potere del figliuolo
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