74 arta Parte.
suasione del Ridolfi , chiamò Laccio d’ Agnolo. Di che dolendosiMal eontraembiato il Rustico , e dicendo a gli uomini del magistrato , nell’ udienza ,persasene. c h e era p Ur co f a tr0 pp 0 st rana , che un artefice legnaiuolo avesse
a stimare le fatiche d'uno statuario , e quasi che egli erano un_,monte di buoi, il Ridolfi rispondeva , che anzi ciò era ben fatto , eche Giovansrancefco era un fuperbaccio , ed un arrogante . Maquello che fu peggio , que 11' opera , che non meritava meno didue mila feudi, gli fu stimata dal magistrato 500. che anco nongli furono inai pagati interamente , ma solamente 400. per mezzodi Giulio cardinale de’ Medici. Veggendo dunque Giovanfrance-sco tanta malignità, quasi disperato fi ritirò con proposito di maipiù nou volere far’ opere per magistrati, nè dove avesse a depen-dere più che da un cittadino, o altr’ uomo solo. E così standosida se , e menando vita solitaria nelle stanze della Sapienza, accan-to a i frati de’ Servi, andava lavorando alcune cose per non ista-re in ozio, e passar tempo ; consumandosi oltre ciò la vita , e iSi diede ali' alchi- danari dietro a cercare di congelare il mercurio » in compagnia d’unma, e a dipignere. a Jtro cervello così fatto , chiamato Raffaello Baglioni . Dipinse-,Giovansrancefco in un quadro lungo tre braccia , ed alto due , unaconversione di s. Paolo a olio, piena di diverse sorte cavalli sottoi soldati di esso Santo, in varie, e belle attitudini, e scorti ; laquale pittura » insieme con molte altre cose di mano del medesimo,è apprestò gli eredi del già detto Piero Martelli, a cui la diede .In un quadretto dipinse una caccia piena di diversi animali, cheè molto bizzarra , e vaga pittura, la quale ha oggi Lorenzo sgor-ghin i , che la tien cara , come quelli , che molto si diletta dellecose delle nostre arti. Lavorò di mezzo rilievo di terra, per le mo-nache di s. Lucia in via di s. Gallo , un Cristo nell’ orto , che ap-pare a Maria Maddalena, il quale fu poi invetriato da Giovannidella Robbia , e posto a un altare nella chiesa delle dette suoredentro a un ornamento di macigno . A Jacopo Salviati , il vec-chio , del quale fu amicissimo, fece in un suo palazzo sopra al pon-te alla Badia un tondo di marmo bellitsimo per la cappella, den-trovi una nostra Donna ; e intorno al cortile molti tondi pieni difigure di terra cotta, con altri ornamenti bellissimi, che furono lamaggior parte, anzi quasi tutti rovinati da i soldati 1’anno dell’as-sedio, emesso fuoco nel palazzo dalla parte contraria a’Medici.E perché aveva Giovansrancefco grande affezione a questo luogo ,si partiva per andarvi alcuna volta di Firenze così in lucco ; e usci-to della città se lo metteva in ispalla, e pian piano, fantasticando,se n’ andava tutto solo insiti là su . Ed una volta fra l’altre, essen-do per questa gita, e facendogli caldo , nascose il lucco in una mac-chia fra certi pruni, e condottosi al palazzo, vi stette due giorni,prima che se ne ricordaste. Finalmente mandando un suo uomo a
cercar-