Vita or fra Gra. Agnolo MoNroRsotr. 99loro» venticinque scudi per ciascuno, e con alcuni altri carichi,che di sotto si diranno ; Je quali cose come ebbe accomodato, siscoperse in Roma , e riprese l’abito con molta sua contentezza, ede' suoi frati, e particolarmente di maestro Zaccheria . Dopo venutoa Fiorenza , su ricevuto, e veduto dagli amici, e parenti con incre-dibile piacere , e letizia . Ma ancorché avesse deliberato il Frate divolere il rimanente della vita spendere in servigio di Dio nostro Si-gnore , e dell’ anima sua , e starsi quietamente in pace , godendosi uncavalierato, ches’era serbato, non gli venne ciò fatto così presto.Perciocché essendo con instanzia chiamato a Bologna da maestro Giu-lio Bovio , zio del Vaicene Bovio , perché facesse nella chiesi de' Ser-vi 1’ altar maggiore tutto di marmo, e isolato : e oltre ciò una sepol-tura con figure , e ricco ornamento di pietre mischie , e incrosta-ture di marmo ; non potè mancargli, e massimamente avendosi a fa-re quell’ opera in una chiesa del suo Ordine. Andato dunque a Bolo-gna , e mesto mano ali’ opera , la condusse in ventotto mesi , facendoil detto altare, il quale da un pilastro ali’altro chiude il coro de’fiati, tutto di marmo dentro , e fuori, con un Cristo nudo nel mezzodi braccia due , e mezzo , e con alcun’ altre statue da gli lati - E’P architettura di quest’opera bella veramente , e ben partita, e or-dinata, e commessa tanto bene, che non si può far meglio: il pa-vimento ancora , dove in terra è la sepoltura del Bovio, è spartitocon beli’ ordine , e certi candelieri di marmo , e alcune storiette ,e figurine sono assai bene accomodate , e ogni cosa è ricca d’inta-glio ; ma le figure , oltreché son piccole per la difficoltà, che siha di condurre pezzi grandi di marmo a Bologna , non sono pari ali’architettura, né molto da estere lodate. Mentre che fra Giovano’Agnolo lavorava in Bologna quest’ opera , come quelli , che in ciònon era anco ben risoluto , andava pensando in che luogo potesse piùcomodamente, di quelli della sua religione, consumare i suoi ultimianni ; quando maestro Zaccheria suo amicissimo, che allora era prio-re nella Nunziata di Firenze, desiderando di tirarlo, e fermarlo inquel luogo, parlò di lui col duca Cosimo, riducendogli a memoriala virtù del Frate , e pregando , che voleste servirsene ; a che avendorisposto il Duca benignamente , e che si servirebbe del Frate , tor-nato , che fosse da Bologna ; maestro Zaccheria gli scrisse il tutto ,mandatogli appresso una lettera del cardinale Giovanni de’ Medi-ci T , nella quale il confortava quel Signore a tornare a fare nella pa-tria qualche opera segnalata di sua mano ; le quali lettere avendo ilFrate ricevuto , ricordandosi, che messer Pier Francesco Ricci, do-po essere vivuto pazzo molti anni, era morto, e che similmente ilBandinello era mancato, i quali pareva , che poco gli fossero statiamici ; riscrisse , che non mancherebbe di tornare» quanto prima po-
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i II cardinal Gio. figliuolo di Cosimo primo .
Tornato di Virent,eè chiamato a Bolo-gna per fare i’ altarmaggiore nella chio-sa de' Servi .