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Tomo terzo.
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Vita di Francesco de’ Salviati. 125

serio » e se ne videro manifestissimi segni ; perciocché Pirro comin-ciò a dire al Papa , che essendo in Roma molti giovani pittori, evalentuomini, che a voler cavare le mani di quella lala , farebbe.»stato ben fatto allogar loro una storia per uno , e vederne una voltail fine ; i quali modi di Pirro, a cui si vedeva , che il Papa in ciòacconsentiva, dispiacquero tanto a Francefilo, che tutto sdegnatosi tolse giù dal lavoro, e dalle contenzioni, parendogli , che pocastima fosse fatta diluì. E così montato a cavallo , senza far motto aniuno, se ne venne a Fiorenza ; dove tutto fantastico , senza tenerconto d’amico, che avesse , si pose in uno albergo , come non fissestato di questa patria , e non vi avesse né conoscenza , né chi fissein colà alcuna per lui. Dopo, avendo baciato le mani al Duca ,fu in modo accarezzato , che si sarebbe potuto sperare qualche cosadi buono , se Francefilo fisse stato d' altra natura » e si fosse atte-nuto al consiglio di Giorgio, il quale lo consigliava a vendere gliuffici» che aveva in Roma » e ridursi in Fiorenza a godere la patria »e gli amici » per fuggire il pericolo di perdere insieme con la vitatutto il frutto del suo sudore » e fatiche intollerabili. Ma Francescoguidato dal senso » dalla collera , e dal desiderio di vendicarsi > sirisolvette volere tornare a Roma ad ogni modo fra pochi giorni. Intanto levandosi di fu quel!’ albergo a' prieghi de gli amici » si ritiròin case di messer Marco Finale priore di sento Apostolo ; dove fece ,quasi per passarsi tempo , a M. Jacopo Salviati sopra tela d’ar-gento » una Pietà colorita » con la nostra Donna » e l'altre Marie ,che su cosa bellissima • Rinfrescò di colori un tondo d' arme duca-le , che altra volta aveva setta, e posta sopra la porta del palazzodi M* Alamanno » e al detto M. Jacopo fece un bellissimo librodi abiti bizzarri, e acconciature diverse d’ uomini, e cavalli permascherate , perché ebbe infinite cortesie dal? amorevolezza di quelSignore» che si doleva della fantastica» e strana natura di France-sco , il quale non potè mai questa volta » come 1' altre aveva set-to » tirarselo in case . Finalmente avendo Francesco a partire perRoma » Giorgio come amico » gli ricordò » che essendo ricco » d’età»mal complessionato » e poco più atto alle fatiche, badasse a vive-re quietamente » e lasciare le gare » e le contenzioni ; il che a-rebbe potuto sere comodamente , avendosi acquistato roba » e_>onore a bastanza » se non fosse stato troppo avaro » e desidero-so dì guadagnare . Lo confortò » oltre ciò , a vendere graiu.parte de gli uffizj , che aveva » e ad accomodare le sue cose,in modo che in ogni bisogno » o accidente » che venisse^ ,potesse ricordarsi de gli amici , e di coloro » che l’avevano confede » e con amore servito . Promise Francesco di ben sere » edi dire » e confessò » che Giorgio gli diceva il vero » ma come alpiù degli uomini addiviene » che danno tempo al tempo» non ne

Sdegnato di nuovotornò a Virente,e sco-nosciuto se ne stava .