lzo Q^u arta Parte.
lodate ; e nella già detta libre ria di san Marco fece due storie.»grandi a concorrenza de gli altri pittori di Venezia , de’ quali siinvitiamo, è ragionato di sopra. Estendo chiamato a Roma dal cardinale Emu-lio , dopo la morte di Francesco , finì una delle maggiori storie,che siano nella detta sala de i Re 1 2 5 e ne cominciò un’ altra ; edopo essendo morto Papa Pio IV* se ne tornò a Venezia, dove gliha dato la Signoria a dipignere in palazzo un palco pieno di qua-dri a olio, il quale è a sommo delle scale nuove . Il medesimo hadipinto sei molto belle tavole a olio , una in s. Francesco della-.Vigna ali’altare della Madonna: la seconda nella chiesa de' Ser-vi ali’ altar maggiore : la terza ne’ fra Minori la quarta nella_jMadonna dell’Orto : la quinta a s. Zaccheria : e la festa a fanMoisè ; e due n’ ha fatto a Murano, che sono belle, e fatte conmolta diligenza, e bella maniera • Di questo Giuseppe , il quale an-cor vive, e si fa eccellentissimo, non dico altro per ora, se nonstipe àt geometria » c h e , oltre alla pittura, attende con molto studio alla geometria ;
e di sua mano è la voluta del capirei /cinico, che oggi mostra inDomenico Romano stampa z , come si deve girare secondo la misura antica; e tostoajutòil Salviate '» dovrà venire in luce un'opera * , che ha composto delle cose diìirenvt . geometria. Fu anche discepolo di Francesco un Domenico Roma-
no , che gli fu di grande ajuto nella sala, che fece in Fiorenza»ed in altre opere , ed il quale ste P anno 1550. col signor GiulianoCelàrino, e non lavora da se solo «
VITA
1 Dipinse la storia di quando Fe-derigo Imperatore bacia in Veneziail piede ad Alessandro III.
2 La regola di far perfettamen-te questa voluta del capitello Ioni-co dee. su stampata in Venezia pelMarcolini in s. nel 1552. e su tra-dotta in Latino dal dottissimo, ederuditissimo sig. marchese Poleni,
e inferita nelle sue Esercitazioni Vi-truviane .
3 Nell’ Abecedario pittorico sidice, che sorpreso dalla morte su’50. anni, diede alle fiamme questiscritti, sorse perché pensava d’a-ver tempo di rivederli , e non loavendo avuto, non volle lasciargliimperfetti.