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Tomo terzo.
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Vita t>i Michelagnolo Bonarkoti . 317

tre, e quattro mila scudi, e nel fine gli ha laslàto scudi 10000.lènza le cose di Roma. E’stato Michelagnolo di una tenace 5 eprofonda memoria , che nel vedere le cose altrui una sol volta 1’ haritenute sì fattamente , e servitosene in una maniera , che nessunose n’ è mai quasi accorto : nè ha mai fatto cosa nessuna delle sue ,che riscontri l’una con l’altra j perché si ricordava di tutto quel-lo , che aveva fatto . Nella sua gioventù , fendo con gli amici suoipittori, giuocarono una cena , a chi faceva una figura , che nonavesse niente di disegno, che fosse goffe simile a que’ fantocci, chefanno coloro , che non sanno, ed imbrattano le mura. Qui si val-se della memoria , perché ricordatosi aver visto in un muro una diqueste gostèrie , la fece, come se s avesse avuta dinanzi di tutto pun- f^^ana figura brilt-to , e superò tutti que’pittori : cosa difficile in uno uomo tanto ta merce la memori*pieno di disegno , avvezzo a cose scelte , che ne poteste uscir net- I M -to - E’ stato sdegnoso, e giustamente verso di chi gli ha fatto ingiuria,non però s’è visto mai esser corso alla vendetta ; ma sibbene piutto-sto pazientassimo , ed in tutti i costumi modesto, e nel parlare mol-to prudente , e savio con risposte piene di gravità , ed alle voltecon motti ingegnosi , piacevoli, ed acuti. Ha detto molte cose ,che sono state da noi notate , delle quali ne metteremo alcune, per-ché farla lungo a descriverle tutte • Essendogli ragionato della Su oidettisagaci , tmorte da un suo amico , dicendogli, che doveva assai dolergli , * ccorU •fendo stato in continue fatiche per le cose dell' arte , nè mai avutoristoro ; rispose , che tutto era nulla , perché se la vita ci piace ,essendo anco la morte di mano d’ un medesimo maestro, quellanon ci deverebbe dispiacere. A un cittadino» che lo trovò daOrsammichele in Fiorenza , che s' era fermato a riguardare lastatua del s. Marco di Donato , e lo domandò quel che di quellafigura gli pareste, Michelagnolo rispose , che non vedde mai figu-ra , che avesse più aria di uomo dabbene di quella ; e che se fanMarco era tale , se gli poteva credere ciò, che aveva scritto . Es-sendogli mostro un disegno, e raccomandato un fanciullo , cheallora imparava a disegnare , scusandolo alcuni, che era poco tem-po , che s’ era posto ali’ arte : rispose : £’ si conosce 1 . Un similmotto disse a un pittore, che aveva dipinto una Pietà, e nons’era portato bene , che eli’era proprio una pietà a vederla. In-teso, che Sebastiano Veneziano aveva a fare nella cappella di fanPiero a Montorio un frate , disiò, eh’ egli guasterebbe quella ope-ra .

I II Lomazzo nel Tratt. libr.6. va fatta in poco tempo, Miche-cap. 64. a cart. 485. dice , che__, lagnoso rispose ; FJ fi vede ; il qualquesta cosa , o simile accadde al motto s’attribuiice anche ad Apei-Vasari medesimo, che mostrando le . Vedi Carlo Dati nelle Vite de'una sua pittura, a Michelagnolo, pittori antichi a c. ^8. nella Vitae scusandosi con dire , che fave- d’Apelle .