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santa ne’ frati della Ga grande è di sua mano una statua , fattadi marmo per un san Giovanni Batista, molto bella, e lodatissima.Altre fa jl*tne iti- A Padova alla cappella del Santo è una storia grande di marmo, di• mano del medefimo , di figure di mezzo rilievo bellissime , d' un
miracolo di santo Antonio di Padova , la quale in quel luogo è sti-mata affai > AH’ entrare delle scale del palazzo di san Marco faGiganti nel palar .%0 tuttavia di marmo in forma di due giganti belliilimi, di bracciadi s. Marce . sette 1' uno , un Nettuno j e un Marte ; mostrando le forze , che
ha in terra , e in mare quella serenissima repubblica 1 . Fece una bel-
lissi-
Mantova a’6. d’Agosto del 1527.che è nel tomo 5. a c. 13. si ricava,che il Sanfovino aveva scolpitouna bellissima Venere per quel Du-caci cui non fa menzione il Vasari.
1 Essendo il Sanfovino soprav-vissuto molti anni ali’edizione fe-conda di queste Vite fatta dal Va-sari , questi non potette dir mol-te cole , che fece il Sanfovino , oche gli accaddero dopo , o sorseanche non vennero a sua notizia ,onde io le anderò qui aggiungen-do , cavandole da varj autori, maspecialmente dalla Vita del lodatofig. Temanza .
Primieramente trovo nella Vi-ta di Benvenuto Cellini a c. 102.che il Sanfovino chiamò a VeneziaNiccolò detto il Tribolo, eh’erastato suo scolare, della quale chia-mata il Vasari non ha fatto parolauè pur nella Vita del Tribolo, ben-ché questi morisse nel r;;o. comefi legge nel Vasari a c. 565. deltomo il. cioè 18. avanti, che ilVasari pubblicasse di nuovo la suaOpera. Ma andato il Tribolo aVenezia col Cellini, alla prima vi-sita , che fece al Sanfovino „ que-„ sti gli disse, che non se ne vole-„ va servire per allora, e che tor-,, nasse un’altra volta. A queste„ parole io mi cacciai a ridere(soggiunge il Cellini a c. 105.)„ e piacevolmente dissi al Sanso-„ invino : Egli è troppo discosto», la casa vostra dalia sua, avendo
,, a tornare un' altra volta . Il po-„ vero Tribolo sbigottito disse :„ Io ho qui la lettera , che voi„ mi avete scritta , eh’ io venga .,, A questo disse il Sanfovino , che,, i suoi pari , uomini dabbene ,„ e virtuosi , potevano far quel-„ lo , e maggior cosa . Il Tribolo,, si ritrinse nelle spalle, e disse:,, Pazienza ; parecchi volte . A„ questo non guardando aldesina-„ re abbondante , che mi ave-,', va dato il Sanfovino, presi la„ parte del Tribolo mio compa-„ gno , che aveva ragione ; e per-„ che a quella mensa il Sanfovino„ non aveva mai restato di cicala-„ re delle sue gran prove, dicen-„ do male di Michelagnolo , e di,, tutti quegli, che facevano tal,, arte , solo lodando se stesso a„ maraviglia; questa cosa m’ era», venuta a noja, eh’ io non avevo„ mangiato boccone , che mi sui-„ se piaciuto ; solo dissi queste,, due parole : O messer Jacopo,„ gli uomini dabbene , e quei
,, virtuosi , che sanno P opere_ >
„ belle , e buone , si conoscono„ molto meglio , quando sono lo-„ dati da altri, che a lodarsi così„ sicuramente da lor medesimi .„ A queste parole ed egli, e noi,, ci levammo da tavola bufon-„ chiando ,, .
Tra le lettere scritte a PietroAretino ve n’ ha una al libr. 1. ac. 167. del Vergerlo in data dell 5
anno