Vita di Jacopo Sansavino . 413
liilìma statua d’un Ercole al duca di Ferrara, e nella chiesa dis. Majrco fece 4. storie di bronzo di mezzo rilievo , alte un braccio,
e lun-
arino 1534. nella quale dice d’ avertenuto ricordato al cardinal diTrento il Sanlovino , acciocché sivalesse di lui nella fabbrica d' unpalazzo , che il cardinale medita-va di fare. Se poi egli si servissedi lui per questo edifizio , anche ilsig. Temanza resta dubbio. Gitabensì la Vita del Palladio di Giu-seppe Gualdo , che per anco sitrova ms. presso di te , dove silegge, che il Palladio fu chiama-to dal fig. cardinal di Trento perfar il suo palazzo in detta città , dalche par, che si raccolga, che ilSanlovino non v’ ebbe mano .
Circa a questi tempi fece il San-fovino tre getti di bronzo, cherappresentano un miracolo di fanMarco nel cacciar i demonj , iquali getti fono nella cappella du-cale di s. Marco , a’ quali poste-riormente ne fece tre altri per ac-compagnare i primi. Fece anchei disegni delle belle tarsie, che a-dornano le spalliere de’ banchi didetta cappella.
Fu richiesto dalla repubblicaFiorentina, come si raccoglie dauna lettera scritta ali' Aretino ,eh' è tra le lettere mandate al me-desimo tom. 1. a c. 346. di far lastatua di chi le aveva fenduta lalibertà con la morte del duca Alel-sandro, ma egli non volle aderirealle sue richieste.
Nel fabbricare la libreria d’ or-dine Dorico, incontrò, o finie_jd’ incontrare una difficoltà luicantone della fabbrica nello sparti-re le metope fecondo le regoledegli antichi, e di Vitruvio , e lapropose a tutti gli architetti d’ I-talia , che diedero fuori le lororisoluzioni di questa questione , edegli poi con 1’ opera la sciolse fe-
condo il suo parere . Questa qui-stione è dottamente narrata conpiù distinzione dal sig. Temanza ,dove si potrà vedere a c. 22. e daFrancesco Sanlovino figliuolo delnostro Jacopo nella sua Venezji *libr. 8. a c. 113. e da Antonio Ta-bacco a c. 19. e dallo Scamozzipart. 2. libr. 6. cap. 7. che nonè persuaso della difficoltà immagi-nata dal Sanlovino , e non appro-va il suo ripiego.
Fece un disegno d’ un baldac-chino d’ argento per Soli manoImperator de’ Turchi, ma non eb-be effetto ,stante la morte del Bas-sa Ibrairn .
Scolpì una s. Caterina , e la do-nò al suo caro Aretino , che cor-rispose a questo stimabil dono conuno assai buon Sonetto . L’ Are-tino poi la donò al Marchese delVasto .
Ornò con una bella loggia unafacciata del campanile di s. Mar-co , con intenzione di seguitarea far lo stesso ad ogni facciata . InVenezia si chiama la Lozzjtta ,che è una cosa al maggior legnomagnifica sì per 1’ eccellenza deldisegno , e sì per la copia , e ra-rità de’ marmi, e sì per le statuedi bronzo in buon numero .
I canonici, che allora abitava-no 1 ’ isola di s. Spirito, si preval-sero dell’opera del Sanlovino afare il coro, e la facciata , cherisponde sulla laguna, e ciò su cir-ca il 1542. Lo stesso fece Gio. Del-fino nell’ edificare da’ fondamentiil suo grandioso palazzo fui canaigrande presso s. Salvatore , cheriuscì una delle più singolari fab-briche di Venezia , specialmenteper lo cortile , e le scale , e la fac-ciata .
Fu