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Tomo terzo.
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-528 Quarta Parte.

per variare da quello, che aveva fatto il Bonarroto nella Paolina ,feci s. ?aolo , come egli scrive, giovane , che già cascato da caval-lo è condotto da i soldati ad Anania-cieco , dal quale per imposi-zione delle mani riceve il lume degli occhi perduto , ed è battez-zato ; nella quale opera , o per la grettezza del luogo , o altro chene suste cagione , non sodisfeci interamente a me stesso , sebbeneforse ad altri non dispiacque, e in particolare a Michelagnolo ;feci similmente a quel Pontefice unaltra tavola per una cappelladel palazzo ; ma questa , per le cagioni dette altra volta , su poida me condotta in Arezzo , e posta in pieve ali altar maggiore . Maquando in questa, in quella già detta di s. Piero a Molito-rio , io non avelli pienamente sodisfatto a me , ad altri, nonfarebbe gran fatto; imperocché, bisognandomi essere continuamen-te alla voglia di quel Pontefice , era sempre in moto , ovvero oc-cupato in far disegni d architettura , e massimamente estèndo ioil disegno della vìi- stato il primo, che disegnasse , e facesse tutta 1'invenzione dellala Giuli» e su» . vigna Julia, che egli fece fare con spesa incredibile ; la quale seb-bene fu poi da altri eseguita , io fui nondimeno quegli, che misisempre in disegno i capricci del Papa, che poi si diedero a rive-dere , e correggere a Michelagnolo : e Jacopo Barozzi da Vigno-la finì con molti suoi disegni le stanze, sale, e altri molti or-namenti di quel luogo - Ma la fonte bassa su d'ordine mio , e dellAnjmannato, che poi vi restò , e fece la loggia, che è sopra la fonte.Ma in quellopera non si poteva mostrare quello , che altri sapesse» far alcuna cosa pel verso ; perciocché venivano di mano in ma-il Papera variati- NO a quel Papa nuovi capricci , i quali bisognava metter in esc-isi. cuzione , secondo che ordinava giornalmente messer Pier Giovan-ni Aliotti 1 , vescovo di Porli . In quel mentre , bisognandomiPanno 1550. venire per altro a Fiorenza ben due volte, la primafinii la tavola di s. Gismondo , la quale venne il Duca a vedere incasa M. Ottaviano de Medici, dove la lavorai, e gli piacque disorte , che mi disse , che finite le cose di Roma , me ne venissi a Fio-renza al suo servizio, dove mi sarebbe ordinato quello , che avessi dafare . Tornato dunque a Roma , e dato fine alle dette opere co-minciate , e fatta una tavola alialtar maggiore della Compagniadella Misericordia, di un san Giovanni decollato , assai diversodagli altri , che si fanno comunemente , la quale posi su 1 an-no 155;. me ne volea tornare. Ma fui forzato, non potendogliLegge grandi «/«'mancare, a fare a messer Bindo Altoviti due logge grandissimestucchi per l'Aitavi stucchi, e a fresco ; una delle quali dipinsi alla sua vigna con nuo-u ' va architettura , perché essendo la loggia tanto grande, che non

si poteva senza pericolo girarvi le volte , le feci fare con armadure

di le-

1 Nominato dal Vasari , e dal il Tantecofe V. a c. 273- di questoBonarroti, e chiamato da questo tomo .