l ’ Autore a gli Artefici. 543
che cosa. è lo scrivere» e massimamente dove si hanno a farc_,comparazioni» che seno di loro natura odiose » 0 dar giudicio;mi averà per iscusato. E ben so io , quante sieno le fatiche » i di-sagi » e i danari » che ho speso in moiri anni » dietro a quest’Ope-ra . E sono state tali» e tante le distìcultà , che ci ho trovate»che piti volte me ne sarei giù tolto per disperazione » se il soc-corso di molti buoni » e veri amici, a i quali sarò sempre obbliga-tissimo » non mi avessero fatto buon’animo» e confortatomi a se-guitare con tutti quegli amorevoli ajuti » che per loro si sonopotuti, di notizie » e d’ avvisi » e riicontri di varie cose » dellequali > comechè vedute l’avessi » io stava assai perplesso » e dub-bioso ; i quali ajuti sono veramente stati sì fatti » che io ho po-tuto puramente scoprire il vero, e dare in luce quest’Opera per s omm,nì fl rt * to
ravvivare la memoria di tanti rari, e pellegrini ingegni, quasidel tutto sepolta» e a benefìcio di quei» che dopo noi verranno.
Nel che fare mi sono stati» come altrove si è detto » di non pic-colo ajuto gli scritti di Lorenzo Ghiberti» di Domenico Grillan-dai » e di Raffaello da Orbino ; a i quali sebbene ho prestato se-de » ho nondimeno sempre voluto riscontrare il lor dire con la ve-duta dell’opere, essendo che insegna la lunga pratica » i solleci-ti dipintori conoscere » come sapete , non altramente le variemaniere degli artefici, che si faccia un dotto, e pratico cancel-liere i diversi , e variati scritti de'suoi eguali, e ciascuno i ca-ratteri de’suoi più stretti famigliari amici » e congiunti . Orafeio averò conseguito il fine, che io ho desiderato, che è stato di dì giovare, etti-giovare» e insiememente dilettare, mi sarà sommamente grato; i(ttare 'e quando sia altrimenti, mi sarà di contento , o almeno allegamen-to di noja , aver durato fatica in cosa onorevole , e che dee farmidegno appo i virtuosi di pietà , non che perdono. Ma per venirealfine oggi mai disi lungo ragionamento, io I10 scritto come pit-tore, e con quell’ordine, e modo, che ho saputo migliore: equanto alla lingua, in quella che io parlo , o Fiorentina , o losca- „ . .na eh’ ella sia , e in quel modo , che ho saputo più » lasciando gli n * n A afeîtat^perornati, e lunghi periodi, la scelta delle voci, egli altri orna- esprimere terminimenti del parlare, e scrivere dottamente, a chi non ha» come ho M l‘artc.io, più le mani a i pennelli, che alla penna, e più il capo a i di-segni , che allo scrivere. E se ho seminati per l’Opera molti voca-boli proprj delle nostre arti, de i quali non occorse peravventuraservirsi a i più chiari, e maggiori lumi della lingua nostra , ciò hofatto per non poter far di manco, e per essere inteso da voi, Ar-tefici , per i quali, come ho detto, mi sono messo principalmentea questa fatica . Nel rimanente avendo fatto quello , che ho sapu-to, accettatelo volentieri, e da me non vogliate quel che io non
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