del Principe don Fr ance sco. 551
to le stava» fi vedeva un grandissimo , e ornatissimo portico , oforo s molto somigliante ài luogo , ove i nostri mercatanti a tratta-re i loro negozj si riducono» chiamato il Mercato nuovo; il chefaceva anche più chiaro il putto » che in una delle facciate si ve-deva batter 1’ ore ; in una banda del quale essendo maestrevol-mente stati accomodati i loro particolari Dij » da una parte » cioèla statua della Fortuna a federe sur una ruota» edall’altra un_.
Mercurio col caduceo » e con una borsa in mano ; si vedevano ri-dotti molti de' più nobili artefici » cioè quelli » che con maggio- ududrìa de' fioren-te eccellenza » che forse in altro luogo in Fiorenza la lor’arte tini nel mercantare .esercitano ; e di questi con le lor merci in mano » quasi che ali'entrante Principessa offerir le volessero » altri si vedevano condrappi d'oro » altri di seta» altri con finissimi panni » ed altricon ricami bellissimi » e meravigliosi » tutti lieti mostrarsi ; sicco-me in altra parte altri si vedevano poi con diversi abiti passeggian-do negoziare : ed altri di minor grado con varj, e bellissimi in-tagli di legname » e di tarsie : ed altri con palloni > con masche-re » e con sonagli » ed altre cose fanciullesche nella medesima gui-sa mostrare il medesimo giubbilo » e contento. Il che , e ilgiova-mento delle quali, e 1’ utile » e la gloria » che a Fiorenza ne siavenuto» lo dichiaravano i quattro versi, che come a gli altri di so.pia posti erano, dicendo-
Inscrittone per la
Qius artes parìat SOLLERTIA , nutriat ujutt mercatura.
Aurea mon/ìravit quondam FLORENTIA cunElis .
Pandore namque acri ingenio » atque enixa labore e fiPr cefi unti , linde paret notiam fibi quisque beatam .
Delle due ultime deità , o virtù poi, che come abbiamo detto »per la quantità , e eccellenza in esse de’ figliuoli suoi, son tantoa Fiorenza proprie , che ben può sopra l’altre gloriosa reputarsi ,da man destra , e accanto alla statua di Cerere era posta questad’ Apollo ; preso per quello Apollo Toscano , che infonde ne’ To-scani poeti i Toscani versi . Questi sotto i suoi piedi ( siccome nell’altre tele ) aveva dipinto in cima d’ un amenissimo monte, co-nosciuto èssere d’Elicona dal cavai Pegaseo, un molto bello, e Pegaseo, con ti Mtt-spazioso prato, in mezzo a cui sorgeva il sagrato fonte d’Aganip- & ' à'.iptiti .pe , conosciuto aneli’egli per le nove Muse, che intorno gli sta-vano sollazzandosi ; coirle quali, e ali’ombra de’verdeggianti al-lori , di che tutto ’l monte era ripieno » si vedevano varj poeti invarie guise sedersi , o passeggiando ragionare , o cantare al suonodella lira , mentre una quantità di piccoli Amorini sopra gli allorischerzando, altri di loro saettavano» e ad altri pareva, che get-tassero lauree corone . Di questi nel più degno luogo si vedeva1’acutissimo Dante, il Petrarca leggiadro, e il facondo Boccac-cio ,