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Tomo terzo.
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1620. al marchese Lorenzo Guicciardini, Ho veduto anche lina diqueste carte nella Raccolta delle stampe della libreria Corsini intagliatada Sisto Badalocchi, ma non so , se n’abbia intagliate più .

V. 20. Qui si accennano le pitture della tribuna , delle quali ho par-lato in detta Giunta .

V. 22. Le pitture della chiesa del s. Sepolcro fono state intagliate inrame da Francesco Bricci (colare di Lodovico Caracci.

Pag. 11. Agg. a ^ a nota 2> Si corregga questa nota, perché essendo questi duePellegrini ambedue pittori di grido, ed essendo nominati ora in un mo-do , ora in un altro , ciò ha fatto sì, che molte volte è preso l’uno perP altro , come è seguito a me . Uno è Pellegrino Pellegrini , o Pel-legrino Tibaldi , o da Bologna, ed è quegli, di cui parla qui il Va-sari, e nuovamente più a basso ac. 369. nella Vita del Primaticcio,dove lo chiama semplicemente Pellegrino Bolognese . L’altro fu Pelle-grino Munari da Modona , celebre anche esso , detto eziandio 'Pelle-grino da Modona , come a c. n8. del tom. il. e a c. 284. Si tolgano viadunque le due ultime righe di questa nota . La Vita poi di Pellegri-no Pellegrini, o Tibaldi Bolognese è stata scritta eccellentemente alsuo solito dal sig. Giovan Pietro Zannotti ( come dirò più sotto ) infronte alle stampe delle pitture del Tibaldi , che sono nel!' Istituto diBologna ; e questi per conseguenza non ha che far cosa del biondo conPellegrino da Modona .

P. 12- V. 1. Due falli di memoria ha qui commesso il Vasari. Il primo è ,che il quadro del cav. Bajardo non era del Goreggio, ma del Parmi-gianino, e rappresentava un Cupido, che si forma P arco, come ave-va detto , e descritto nel tom. il. a cart. 333. e 334. il qual quadro èpresso alPImperatore, come si puòpiùdistelamente vedere nelle Giun-te fatte alle note di quella pagina . L’ altro fallo è , che il quadro del-la Certosa di Pavia non è del Parmigianino , ma è questo del Coreg-gio , di cui qui parla il Vasari, che ora si dice andato in Ispagna , e, «che su intagliato in rame da Francesco Aquila .

P. 14 Agg. alla nota 2. Di Niccolò dell’Abate , o per nominarlo col suo

proprio nome , di Niccolò Abati, vedi più sotto alle cart. 3 66. e 370.dove ne parla il Vasari , e dove qualcosa si è detto nelle note ; mapiù ampiamente ne ha parlato il detto Signor Zannotti, che ne hacompilata formalmente la Vita , come parimente ha fatto di Pellegri-no Tibaldi, le quali Vite eleganti, e copiose , e corredate di bellissi-me notizie sono state poste in fronte al libro intitolato: Le pitture diPellegrino Tibaldi , e di 'ÌLjccolò .Abati essenti nell' Instituto di Bolognadescritte , ed illulìrate da Giampietro Zannotti segretario dell'Accade-mia Clementina . In Veneija 175 6. del qual libro non si è veduto fino-ra , nè lo se si vedrà opera in questo genere ne più bella, né più ma-gnifica , nè più perfetta , e così ben pensata , ed eseguita escir alla_»luce o da’ torchi di Francia , o d’Inghilterra , o d’Olanda , sì per lacarta, ei caratteri , e sì per la correzione del disegno, e pulizia , efinezza dell’ intaglio, e sì per gli ornamenti, e fregi eruditi, e benfatti, che 1’ adornano , e sì finalmente per le dotte , e sobrie, e chia-re spiegazioni, e per gli spiritosi versi del sig. Zannotti. Le notizie ,che di questi due eccellentissimi pittori anderò spargendo in questeGiunte, protesto ingenuamente d' averle in gran parte , e per poche

tut-