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Tomo terzo.
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che il cav. Ridolfi a c. 23. ci ha data la Vita delSermoneta , intenden-do di scrivere il cav. Baglioni, come apparisce dal num. 23. delle pa-gine ,che corrisponde all'opera del Baglioni della prima edizione . Matrovo, che il Vasari medesimo nello desso tom. il. ac. 508. pone ilSermoneta tra’ discepoli di Perino . Dal che per altro si comprende,che, la moltìplicità immenia di tante notizie confonde la testa di chiscrive di questa materia,onde si deo no scusare gli sbagli,che lono scorsiin queste opere.

V. 4. Il palazzo del cardinal Capodiferro passò ne’ marchesi Spada ,ed è da essi stato abbellito col disegno del Borromino . In esso si conser-va la stimabilissima statua di Pompeo tutta intera, che su trovata sottoil suo teatro nel rifabbricare alcune casette d’un vicolo con la testane’ fondamenti d’una di dette case , e col resto della persona lotto que-gli d’ un’ altra ; onde nacque lite formale di chi dovesse essere la sta-tua . Dopo varie allegazioni per l’una parte, e per 1 ’altra, il giudicesentenziò, chqja statua lì dividesse , e ad ognuno de’litiganti si desse il■ pezzo , che posava sul suo suolo. Il che inteso dal detto cardinale , ri-corse al Papa , perché rivocasse una si pellegrina sentenza , e si pren-deste per le la statua, come trovata lotto i fondamenti, cioè in unsuolo, che non era di nessuno de’due litiganti, ma del Sovrano dellacittà , e così fu fatto . Il Papa poi la donò al cardinale, dicendogli,che egli 1’ aveva guadagnata, e però era sua .

V. ult. In vece di Marcello nelle stampe antecedenti, anche in quellade’ Giunti, si leggeva Raffaello, con uno sbaglio impercettibile . Il Bel-lori nelle postille alla Vita di Marcello scritta dal Baglioni, dice, cheil suo ritratto si conservava ancora in Roma in casa i signori Porta.

V. 15. Della copia del Giudizio fatta da Marcello veggasi la nota al-la pag. 508. del tom. il.

y. 26. Il Bellori in una delle suddette postille dice , che dipinse la__itavola dell’ altar maggiore di s. Lorenzo in Miranda , dove era questoSanto in piedi ; la qual tavola fu levata, quando vi mesterò quella diPietro da Cortona , che gli fu pagata 700. scudi.

V. 28. Adone Doni era d’Astisi , o come si diceva al tempo del Vasa-ri , d’A scesi , e perciò ho corretto così, perché nell’ altre edizioni silegge d'Mscoli .

Mgg. alla nota . Il Baglioni scrive la Vita di Niccolò dalle Pomaran-ce a c. 288. più diffusamente dell’ altre, e numera le sue opere, dellequali la più celebre è la tavola , eh’ è in s. Pietro , detta della bugia ,perché rappresenta il miracolo delia morte d’Anania, e Saffira.SalvatorRosa apprezzò assai questa tavola,ma disse,che molto la favoriva il sito,dove ella era , che ilPomarancio aveva scelto bene. Adesso aquell’altare v’ è la copia in mosaico, e 1 ’ originale è stato trasferito alla Ma-donna degli Angioli della Certosa .

Mgg alla nota 2.Questo Liberto è chiamato dal Vasari medesimo nell’Introd. a cart. xlix. cap. ai. Ugo, e non di Bruggia, ma d'Anversa,del quale ho parlato nelle note alla pag. 341. del tom. r. Nell’Abe-cedario se ne fanno due pittori . Il Sandrart ne parla sotto il nomed Uberto .

y.i.Gio. Scoorle . Questo nome non è corretto, Dee dire : GiovanniScoerei.

V.7.

Pag. 4? 3-

P-454-

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P.460.