DELLA MAGNIFICENZA DE 9 ROMANI. vii
In fatti quasi tutti i Greci ignorano per anche CanticaJìoria della citta di Roma . ingannati
LA MAGGIOR PARTE DA FALSE OPINIONI, NON DA ALTRO NATE, CHE DA BISBIGLI VAGHI E POPOLARI,S’IMMAGINANO, CH’ELLA ABBIA AVUTI PER FONDATORI, non altri, che BARBARI, VAGABONDI, EGENTE SENZA FUOCO, E SENZA RICOVERO; E CHE NEPPUR’ ERANO DI LIBERA CONDIZIONE, Come an-cora, eh'ella non ha ottenuto V imperio di tutta la terra NE’ per la pieta’, ne’ per L’AMORe del-la giustizia , ne’ per le altre virtù’ , ma per un pur o caso , e per un capriccio ingiusto dellafortuna , la quale dà senza discernimento i maggiori leni a coloro che meno li meritano . Lamalignità di questi Critici giunge fino ad accusare apertamente la fortuna , di aver fatti pafifare ì leni ed i vantaggi de'Greci in mano de 9 Barbari ipiù malvagi .. Ma a che serve parlardi altriìcuE forse non si son trovati degli SCRITTORI,! quali contra ogni giustizia HAN-NO ardito inserire queste calunnie nelle loro storie , per guadagnarsi la grazia de 9 Relari ari , nemici dell 9 Imperio Romano, de 9 quali erano eccejstvamente pannanti e adulatori,a spese dell’equità’, e della VERITÀ’ ì E più sotto : Per quanto potrò, non tralascerò niente diciò che merita d? esser compreso nellastoria; affinchè gli altri popoli, conoscendo finalmente laverità,formino un giusto concetto di questa città , e concepiscano per essa lastima eh” ella meri-ta, se pure non sono affatto prevenuti ed accaniti nel dirne male ..... La storia insegnerà lo-ro, che Roma , fin da quando fu fabbricata, cominciò a produrre migliaja d'uomini d'un meri-to illustre :: che verun 9 altra città sì Greca , che barbara , non ha mai prodótti uomini più’ pii ,PIÙ’ GIUSTI, E PIÙ 1 TEMPERANTI in tutto il tempo della lor vita ; e insieme più coraggiosi ed abilinel mestier della guerra, quanto ì Romani Tutti questi gran soggetti , che sanno elevata
Roma a un grado sì alto di potenza, sono incogniti ai Greci-, perche non fi è trovato scrit-tore degno di loro .
. HI. Rigettate le prime imputazioni, non so da qual monumento,o da qual congettura Tlnve-fugatore abbia potuto dedurre, che i Romani, prima di sottomettere i Greci , fossero in una
1 cittadini , eh erano fieri per Parte della guerra, vennero a moderarst colle arti della pace
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de tintori , de caholaj , de cuojaj ,fie 9 fonditori, e de vasaj . Poi raccogliendo nell ,
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tanto vero, che Numa fu T istitutore di questi collegi, che le xn. Tavole, Cicerone , n • '
la legge Clodia. Asconio «, Sesto Aurelio Vittore w , e tanti altri antichi autori ne onc °" :
IV. Ma quantunque ciò non foste sì certo, non è ella strana cosa 1 impugnare, che iRm^
prima di conquistar la Grecia, sosterò del tutto ignoranti delle arti a pace, ^g^ioni,
tro furono così perspicaci nella invenzione d’una politica, con cui li iogg nace e della
e fra else la Grecia steslà, dhTera Tunica a piccarsi di questa dottrina. . P » erano
guerra, sogliono andare unite negli uomini > specialmente d’industria e ‘“SS .. ’ Toscan i i or oi Romani, i quali altresì non potevano ignorare, quanto sosterò in elle
vicini, nè fare a meno d’imitarli. „ . r ... n n j, 7 ; n nP di Roma,
V. Ma per dir qualche cosa della politica usata dai Romani fino a * mura ; im-
dirò, che Remolo uccise il fratello R emn ner a ver tranaslato il solco delle nuove ^oc-
non
uccise il fratello Remo per aver trapassato il solco delle nuove, w b 2
(0 Fîel lib. i.
( 2 ) In Numa .
3 Nell Oraz. in favor di Sesto, contra Pilone, per la sua casa,
fT) Nel lib. 38.
( 5 ) Su la Corneliana.
(6) De Cesari al cap. 14.
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