»
DELLA MAGNIFICENZA DE' ROMANI. xxîii
autori maggiori d’ogni eccezione, e quel che vedeva cogli occhj proprj. Fiori egli a* tempi diT i t o , allora che Roma era fiata adornata di tutto ciò che fi poteva immaginar di più bello inogni arte ; cosicché, quando egli loda questo e quell artefice, non v è motivo per cui non glifi abbia a prestar fede, e non fi abbia a credere che avesse il talento di discernere il buono, mol-to più che abbiamo tanti riscontri certi di questa sua abilità, quanti sono i residui pervenutici
delle opere da lui stimate, e tenute in sommo pregio anche a dì nostri.
XVII. Alle riferite tefiimonianze di Plinio si aggiugne quella di Casiiodoro, il quale parlan-do delle statue d'Italia, così dice : Si narra , che i Toscani nesianoflati i primi inventori inItaliane che da loro introdottasene V usanza in Roma , vi giunsero poi quelle ad uguagliare ilnumero degli abitatori . In fine la riflessione del Signor Conte Caylus^ : Tutti ì monumenti ri-portati dagli autori moderni, che hanno scritto di questa nazione (cioè de' Toscani ), come ilDempflero, il Buonarroti, UGorì, e V Accademia di Cortona, provano, che gli Etrusci co-noscevano tutte le parti dellascultura , e parimente V incisione delle gemme . 'Non v 9 è cosa piùatta a confermare la verità di ciò che questi asseriscono,quaiito un pajso di Plinio,in cui questostorico asticura,che Aerano duemilastatue a Bolsena ( parla del pasto sopraccitato), e nello flessocapitolo parla dunastatua d 3 Apollo alta cinquanta piedi . Finalmente gli antichi e ì modernisanno menzione d'una quantità considerabile disculture che si vedevano ne II 3 Etruria ; ed ionon dubito che gli uni egli altri nonsianoflatisorpresi dalla bellezza di t ai monumenti. Nondi-meno hanno tralasciato il racconto di ciò che li rendeva pregevoli. Avrebbono dovuto,per esem-pio,discorrer e con minorsuperficialità del lavoro squisito de vasi,rilevarne l eleganza, e la va-rietà ,efar capire le finezze della maniera con cui son travagliati . Di fatto qual purità nonsiosserva nella loro sor maìQualsaviezza in alcuni de loro ornamenti andantilQual leggierezzanel lavoro della creta}. Quale aggiustatezza nella posizione de 9 loro manichi ! Tutte queste parti ,dovesi vede un gusto formato dalveroson ripetute troppospejso per potersi dire che siano casua-li. I Toscani non avrebbono potuto produrre tante opere impareggiabili senza una perfetta co-noscenza dell 3 arte, congiunta alle disposizioni naturali le più felici, di sorta che tutto ciò eh èuscito dalle loro mani, ha un carattere originale, che non si può confondere con verun altro .
XVIII., Se poi per provare il pregio delle arti Toscane, e in conseguenza quello delle Roma-ne de’più antichi tempi, io riporto la testimonianza di Plinio, in vece di quella di qualche coeta-neo delle stesse arti, come parrebbe esser cosa doverosa ; non per questo si dee supporre , che al-lora esse sosterò celebrate meno, perché se ne riconoscesse il poco merito : imperocché in quetempi i Romani attendevano più a fare quel che si doveva scriver di loro » che a scriverlo da se' stessi. Che cosa mai v'è di più caro,di quel che sia a ciascuno la casa propria e la patria \ E pure lastoria Romana non avrebbe tante oscurità,se quegli antichi si fossero curati di notare quel che ac-cadeva in Roma di giorno in giorno. Or se furono essi così parchi, così poco diligenti in iscrive-re le cose, che si sa estere state quelle che più stimavano,non ci dovremo maravigliare,sè neppuresi curarono di fare de 5 commentarj,o delle lodi alle arti ch’esercitavano. Benché per altro io pen-so , che intorno a queste non tacessero del tutto ; siccome non si astennero affatto dal lasciarci del-ie memorie del come si governarono in guerra ed in pace. In quanto ali' architettura, Vitruvionella prefazione del lib.7. riporta per mera digressione un certo Fuffizio, Terenzio Vairone, Pu-Kiir* ivin'rirv rîip ne avevano scritto. Or s'egli non ne aveste fatta men-
1 \ S 1* _J
egli) Fuffizio si pose a comporre un vilume mir alileJu tali còse-, in oltre i crcus»il trattato delle nove dottrine, ed uno di architettura, e due ne se cefi ubilo sett mio. 88
gne poi : Non solamente è rincrescevole la mancanza degliscritti di Cojsuzio, ma a fiL n sdi C. Muzio, il quale confidatosi nellasuagrandescienza, perfeziono il tempio del Unore edella Vini! .... E poco più sotto. Or siccome i nostri antichi furono grandi *r cblt f**Â%f n ' e ,meno che i Greci ,e molti ne sono a nostra memoria , ma pochi pero che ci abitano lajuati de
precetti della loro arte’, così ho creduto di non dover tacere, ec. . #
XIX. In quella maniera dunque che perirono gli scritti di costoro, poteron perire g ì scritti di
coloro che avevano trattato delle altre arti. Ma quando qualcuno volelscq ie ìndiscredito
delle arti Toscane, che neflim Italiano prima de’ tempi di Augusto le abbia lo ate co suoi scritti;
r f 2 luppon*
(i) Nel lib. 7. variar, al num, 15. ( 2 ) Nella parte 2. della detta raccolta delle antich. Egiz, Tose. Grec. e Rom.
\
1
f