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Volume III.
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opina che dovendosi costruire un argine con ter-reno sabbioso, conviene assegnargli una scarpa, lacui base sia doppia dell’ altezza, e dovendolocostruire con terra forte basterà assegnare a co-testa scarpa una base che sia \ dell’ altezza. IlMatematico Abate Mari ( a ) attribuisce i difet-ti degli argini del Panaro e del Cavo Benedet-tino, e le rotte del Reno alla mancanza dellescarpe, e conseguentemente la poca loro fer-mezza. Laonde si argomenta la necessità di co-struire gli argini con avvedutezza tale, che nonlasci dubitare della loro solidità.

j66. Che però quantunque possa sembrare,che un argine a cresta ( §. 160 ) valga per e-quilibrarsi colla pressione delle acque ad essoappoggiate sotto qualsivoglia profondità, giac-ché la pressione stessa dipende sempre dall’altezza del fluido premente, e dalle rispettivecravità specifiche dell’ acqua, e della terra, chestanno fra loro nella ragione di i: i. ( §•1 58 ); ciò nullameno, soggiunge l’encomiato Ma-tematico Mari ( b ), è falsissima la regola tra iperiti, che quando diasi all’ argine un piede discarpa per ogni piede di altezza riesca solidoa sufficienza. Se può questo convenire ad un ar -giacilo di poca altezza il cui fianco non è gra-

( a ) Idraulica pratica. Tom. I. Lez. VII.( b ) Luogo citato.