Band 
Volume III.
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151
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1 O I

no le due predette equazioni nelle due seguenti

( I. ) i a a -+- 2as. sen.k*—zfps. sen.k a -+- \ afp-+■ ofG ( b p • )

( II. ) | a 3 -+- a's.sen.k'^ps.sen.k 1 (zb-i-ip )•* abp -+■ | o/?»-+-aG(i 6 *-»-| bp-t-p*).

2.64. Laonde dalle precedenti equazioni ri-sulta evidentemente, che quanto maggiori so-no le scarpe, tanto più si aumenta la fermezzadei ripari combattendosi, ed annullandosi collescarpe l’azione de’vortici, che non domatitrivellano il fondo, o distruggono le sponde, ene promuovono il precipizio radendone colle lo-ro spire circolari i risalti, ed aumentando laprofondità delle acque col loro trivellamento.

205 . Il valore dell’ urto diretto determina-to coi principii Newtoniani, allora quando l’an-golo d’ incidenza è molto acuto e minore digradi 60, devesi correggere secondo la tavoladel §. 70, e non si può ritenere, che come li-mite massimo, giacche tal valore riesce troppogrande ( §. 69 3 .° ).

266. Volendosi giudicare rettamente dellaresistenza e fermezza d’ un riparo, riportatoalla forza dell’ acqua, si avrà riguardo alla ma-teria con cui esso è formato; al modo usatonella costruttura, alle dimensioni di lui, alladirezione, alle forze agenti sulla faccia poste-riore, ossia alle contropressioni.