LXIII. Devesiperò attentamente vegliare, af-finchè la lune sia solida, e resistente per evi-tarne la rottura, per sottrarsi dai pericoli, dal-le spese, dai ritardi che ne potessero conseguire.
LXIV. Le strade ferrate, ed inclinate, ovesi fanno delle macchine stabili si dividono intratti. La loro lunghezza massiina si fa di in.3ooo, e questa non devesi giammai oltrepassa-re; d’ordinario la lunghezza de’ tratti è di m.1200 , o met. i5oo.
LXV. Al principio d’ ogni tratto o ricambiosi colloca una macchina stazionaria, armatad’ un tamburo, cui si avvolge una fune di lun-ghezza eguale al tratto, ed altra macchina vie-ne stabilita pure al suo termine, che corrispon-de al cominciamento del tratto susseguente,che in conseguenza viene servito dalla macchi-na medesima. Mentre si svolge la fune dellamacchina inferiore, si avvolge al tamburo lafune della superiore, e così successivamente sa-lendo e passando dall’ una all’ altra macchinagiunge il convoglio alla vetta, o sommità del-la salita. Nello stesso modo ma in senso oppo-sto si discende moderando opportunamente lacelerità della discesa. Il precedente artifizioper promuovere il movimento dei convogli sidenomina sistema reciproco. Colla macchina po-sta sulla vetta si possono produrre due effetti,1’ uno di salita, 1’ altro di discesa.