si fa chiaro che quanto maggiore sarà la lun-ghezza sviluppata dalle svolte, tanto maggiore( eguali tutte le altre circostanze ) sarà la per-dita del movimento. Ciò dimostrasi dallo Zen-drini (a) nel seguente modo, avuto riguardosoltanto alla diminuzione della pendenza. Sial’alveo retto E F ( fìg . 20 ), ed il tortuosoIl C ; la pendenza da E in F sia la stessa cheda C in il: la lunghezza del primo sia espres-sa dal piano inclinato B C, {fìg- 21 ) la svilup-pata dell’altro dal piano B D ; l’altezza comunelì A. Conducasi B m perpendicolare a li C,eB q perpendicolare a B D, e da qualunquepunto n della B A le n tu, e n q rispettiva-mente perpendicolari a B m, B q ; gli angolid’inclinazione colla verticale saranno ABC,A B D. Esprimasi dalla B n la forza assolutaal punto B; risolvendo questa forza in due al-tre riferite ai due piani, si ha dalla B mla forza premente il piano B C, e dalla B qquella premente il piano B D , le m n, e q nsaranno le forze acceleratrici ne’ piani. Daitriangoli simili B m n, A B C, B q n, A B Dsi ottiene B C: B A:: B n: m n, e B D:li A : : B n : q n. dividendo un’ analogia per
m • ,, A C m n ,, „
l altra risulta —— „• 1 ; 1 - .ossia B C:
Jj U q n
B 1 ) : : q n : m n, cioè le forze acceleratrici
(a) Leggi e Fenomeni Cap. Vili.