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mi e de’ canali, considerandoli come immensivasi, che si vuotano per Y inferiore delle sueaperture, mentre sono per l’altra superioredalle fonti e dai rivi alimentati.
541. Suppose egli segato l’alveo di un fiu-me da un piano verticale, ed immaginò in talpiano moltiplicati ed aperti un infinito numerodi pertugi. L’acqua uscirebbe dunque da cia-scun di essi in forza della pressione esercitatadalla colonna fluida sopraincombente, ed a-cquisterebbe all’ uscire quella stessa veloci-tà, che corrisponde alla caduta libera di ungrave da un’altezza pari a quella dell’acquapremente. Supponendo tanti pertugi quantisono i punti corrispondenti a tutta l’area dellasezione, talché ne derivi il libero corso del-l’acqua, varrebbe lo stesso argomento, e lavelocità del fluido all’ uscita da ciascun puntosarebbe sempre proporzionale, come prima, allaradice quadrata dell’ altezza dell’ acqua supe-riore, eguale perciò a quella stessa velocitàche sarebbe prodotta uscendo da un foro pra-ticato in un vaso sotto pari altezza.
543. Per la qual cosa in questo sistema sipuò riguardare ogni fiume diviso a strati for-niti di varia velocità dipendentemente dall’ al-tezza dell’ acqua rispettivamente soprastantea ciascuno strato. Conseguentemente il primostrato non soggetto a pressione resterebbe im-mobile, se dall’adesione, o come si suol dire