470
e perciò c — —-— che è quanto direlavelo-
cita del galleggiante è media proporzionalearitmetica fra le velocita della superficie equelle sotto acqua: quindi u — ac— V.
620. Esplorata adunque con un galleggiantesemplice la velocità superficiale, poscia la velo-cità c lanciando lo strumento nell’acqua, etenendo dietro al suo movimento per notarela velocità equabile con cui esso cammina, pelqual effetto non devesi perdere di vista ilgalleggiante superiore, se si farà la sottrazionedella velocità superficiale dal doppio della ve-locità del tachimetro, si conoscerà la velocitàdello strato iu cui muovesi la palla posta aldisotto.
621. E qui torna l’osservare, che alla lar-ghezza delle correnti devesi proporzionare ildiametro delle palle, onde non isfugga all’oc-chio il piccolo segmento della palla superioresporgente dalla superficie. Ne’ Canali naviga-bili, insegna il Signor Brunneu, la cui larghez-za è assai limitata, bastano quattro centimetridi diametro; nel Po, la cui larghezza superatalvolta cinquecento metri, si è fatto uso di palledel diametro di tre decimetri e mezzo (a).
622. Affinchè poi la palla più leggiera stia ilpiù che sia possibile sott’acqua è necessario che
(a) Memorie dell’Istituto Nazionale italiano. Tomo I.parte II.