ZF, i cui lati Zìi, ZK, e la diagonale ZFesprimano rispettivamente il peso P, FurtoQu*, la risultante delle forze sollecitanti lapalla nella dirittura del filo, non che le lorodirezioni.
Supponendo immobile il globo in Z, forz’è che le predette forze si equilibrino a vicenda.
Sarà dunque Zìi ZK ( = IIF) : i : tang. <j>,
a a
ossia P : Qu :: i : tang. : quindi Qu— P tan. <p, ed u = P ^^L^ .’ma per un’ al-tra deviazione chiamato Qu'^l’urto dell’ acqua,<^)' l’angolo di deviazione, si avrà egualmente
P „ . » P tang. Ò
u* =z —tang. (p sara dunque u:u ::-——-
: — tang. ossia u : u tang. (j> tang Cj),
Q b
e perciò u zz' r : \/~ tang. <p : V~ tang. (p‘ ■ che èquanto dire le celerità dell’acqua sotto di-verse profondità sono come le radici quadra-te degli angoli di deviazione.
Quindi col mezzo de’ galleggianti poten-dosi conoscere la velocità superficiale di unfiume, e col sussidio del quadrante determi-nare l’angolo di deviazione nella superficie orverso le rive, or nel filone per ottenerne lacelerità, e la deviazione rispettiva del pendolo,si avrà subito per qualunque punto d’immer-sione l’assoluta celerità. E per vero nominata