La G r a m a t i c a.
* ^ In Firenze per Lorenzo Torrentino 1549. tn 4.
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.Adunque la Toscana sola è lingua inItalia , che ha scrittori . Non è adunquein Italia altra lingua , che la Toscana .Dunque la Toscana è la lingua ITALI A-NA . Questo galantuomo prende qui ilnome di lingua per lo nostro dialetto co-mune , adottato sopra tutti dal pieno con-senso de’ Letterati d’Italia : la qual co-sa non è avvenuta agli altri dialetti Ita-liani , perché quantunque si trovi , chealcuno di essi abbia scrittori , questi so-gliono essere assai pochi , e fuori dell’uso comune , il che , in riguardo ali’ uni-versale, è, come se non vi fossero . Ein ciò 1’ autore si accorda a quanto danoi fu scritto ne’ libri antecedenti . Vesemplare del Sig. Giannelli appartennea Ottavio Abbioso , che lo ebbe da M.Pietro Giasio suo precettore , come si leg-ge notato in principio del libro . Un’ al-tra edizione di dette Prose col medesi-mo tiioto di quella del Marcolini , sufatta in Venezia nel? anno 1540. in 8.e detta ancor questa , ma falsamente , se-conda (a ). Ve n’è un’altra simile del 1547.
*3 Questa è l’impressione III. in ca-rattere tondo , procurata e dedicata dal
Note di Apo
(<0 Avanti le due suddette edizioni del1540. e 1547. ce n’è un’altra fatta in Ve-nezia nel 1539. senza nome di Stampatore,e detta anche questa seconda , ma non FAL-SAMENTE, poiché gli Stampatori vollerolignificare con tale aggiunto , che le loroedizioni eran fatte sui piede di quella delMarcolini , che in ordine era veramente laseconda , ma rigettata dal Bembo , comecattiva , e inferiore di assai a quella delT acuino, che era la prima: il qual esempionon è l’unico, che fi riscontri nelle ristam-pe in limili casi, come in quello degli Asc-iam del Bembo, non meno che in altri li-bri’, il che a suo luogo vedremo.
(A) Da Monsignor Fontanìni vien qua-lificata per fera<« questa impressione del Tor-rentino , poiché delle precedenti , che al-
Varcbi al Duca Cosimo , dipoi Granducadi Toscana , primo di questo nome (A).Ha in fine una tavola di tutta la con-tenenza del libro, secondo sordine dell’alfabeto , la quale benché non pienissi-ma, si vede fedelmente copiata da altri.Dice il Varchi nella lettera , e credo ,che dica il vero , che questo Dialogodel Bembo si accosta al Ciceroniano Ora-tore (c) . Che i Fiorentini bastevolmentenon possono ringraziare il Bembo peraver egli la loro lingua dalla ruggine de ’passati secoli non pure purgata , ma in-tanto scaltrita e ìllujlrata , che ella ne èdivenuta quale fi vede con profitto nonpur de’ Toscani, ma eziandio delle altreprovincie d'Italia , e ancora de’ popolioltramontani , dati già a scrivere , mer-cé del Bembo , con molta cura e dili-genza : e aggiunge , che questa nuo-va , e più perfetta edizione del libro ,riveduto , ampliato , e dichiarato dal? au-tore , affinchè di nuovo si rifiampasfe 3fu a lui commessi da Girolamo Quìrini ,e da Carlo Gualteruzzi , esecutori testa-mentari del Cardinale (d).
stolo Zeno.
meno fono cinque , egli non ha in consi-derazione , se non quella del T acuino , el’altra del Marcolini; nè qui sono per dar-gli la taccia di averla FALSAMENTE chia-mata terza in cambio di sesta j anzi glie-ne so ragione per quella stessa considera-zione, con la quale hogiustificati coloro,che han dato il titolo di seconda impres-sione alle loro ristampe, fatte sul model-lo di quella àe\ Marcolini.
(e) E Girolamo Catena nelle Lettere li-bro III. pag. 85. parlando pure dello stessoDialogo dice, che per esso non abbiamo adinvidiare al YOratore di Cicerone, nè aqual-sivoglia altro componimento simile fra iGreci.
( d ) Non solo dal Quirini , e dal Gual-teruzzi, ma da Torquato Bembo , erede non
mena