20 Biblioteca della Eloquenza Italiana.
* 12 - - - Le Prose del Bembo , ridotte a metodo da M. AntonioFlaminio. In Napoli per Giuseppe Cacchj 1581. in 12.
(*) La Gramatica volgare di M. Antonio Ateneo . In Napoli perGiannes Sulrzbac 1533. in 4.
* 12 Questo libro viene ad essere , bo (a) : e dopo tante edizioni, non ser-enine un Vocabolario delle Prose del Berti- ve addurne altre.
Note di Apostolo Zeno.
nettamente non fi rinvengano. E pur è ve-ro , che le Giunte non isturbano punto lalettura delle Prose, ma vi stanno sotto iltesto, e con altro carattere impresse ; on-de ognuno a suo piacimento può riscon-trar quelle con questo, senza aver l’inco-modo di andar a cercarle in altro luogo;pratica usata in Italia, e fuori , nè sola-mente nelle nostre stampe moderne , maaltresì nelle vecchie , come in quelle diDante , del Petrarca , di Cicerone pressoAldo il giovane , e di altri : e però nonè nuova usanza , nè di fresco volata inItalia, qual l’Oppositore la spaccia, por-tato da quello spirito di contraddizione ,che gli fa riguardare con occhio tortoe fosco tanto gli Scrittori, quanto gli Stam-patori moderni.
* 12 Questa non è la sola, nè la primaedizione, che il Cacchj facesse delle Prosedel Bembo , ridotte a metodo dal celebreMarcantonio Flaminio. Dodici anni addie-tro, cioè nel 1569. egli le aveva stampa-pate ; il che fi conferma con la data del-la dedicazione del libro , indiritta da luia Monsignor drillo , Commendatore diSanto Spirito in Roma, e Maestro di Casadel Santo Papa Pio V. Era già morto ilFlaminio in Roma d'anni 52. ai XVI r I.di Febbrajo nel 1550. e ’1 gran CardinaleReginaldo Polo, come suo esecutore testa,mentano , gli sè dar sepoltura in SantoIvone, Chiesa della nazione Britannica.
(*) Marcantonio Ateneo Carlina era Na-poletano di patria , benché non mentova-to nella Biblioteca àe\ Toppi, la quale ri-chiederebbe altra medica mano, dopo quel-la del Nicodemi, a guarire le infinite suepiaghe . Costui , che forse prese il cogno-me di Ateneo nell’Accademia del Pontano,fi pregia di essere stato il primo-a. darciuna gramatica volgare , benché stampataotto anni dopo le Prose del Bembo } e di'
ciassefte dopo le Regole del Fortunio .Fabbrìcio Gesualdo , Conte di Confa , alquale l’opera è dedicata, si sforza di giu-stificare appresso il pubblico la pretensio-ne dell’ Ateneo nella prefazione latina ,indiritta allo stesso, al quale scrive così:Prius enìm quam esteri eam provìnciam Ju-scepijh : stquidem QUINQUENNIO ante-quam de BEMBI grammatica quicquam au-diretur, tu, quum apud nos ageres, tuamsere abfolveras inflitutionem . Assai malestarebbe la volgar gramatica , se fuor diquesta dell 'Ateneo altra non ne avessimoper maestra: primieramente, per esser co-sa imperfetta , non contenendo se non ilprimo ragionamento , che da altri dovevaesser seguito : secondariamente , per esserdettata con una locuzione cotanto intral-ciata e strana, che a gran fatica si fa in-tendere, onde più tosto disgusta di quelloche istruisca chi legge ; e terzo , perchéle regole, che propone, non reggono spes-se volte a martello, nè in buona grama-tica stanno salde. Ci è anche il pregiudì-cio di una cattiva ortografia, maltratta-ta per soprappiù da frequenti e grossi er-rori, che nella fine del libro, che non ègrande , occupano nove intere facce distampa : colpa rovesciata àalV Ateneo in-dosso a chi ne assistette 1’ impressione ,fatta in tempo, che egli si trovava in Ba-ri, e lontano da Napoli. Il più bello si è,che egli si dichiara di non fare alcun con-to dell’ autorità di Dante , nè di quelladel Boccaccio, ma rigettando !’ una e Las-tra , stabilisce i suoi precetti sopra il Can-zonar del Petrarca, al quale mette a fian-co l’ Arcadia del Sannazaro, e gii Asolartidel Bembo.
(a) In fino di un esemplare, eh’io ten-go, delle Prose àpi Bembo della prima edi-zione , sta un altro compendio , e comeun Vocabolario manoscritto d«ll« medesime
lidot-