là Bilbioteca della Eloquenza Italiana.
(*) - - - Origine della lingua Fiorentina , altrimenti il Gelso. InFirenze presso il Tonentino 1549. in 8. edizione IL
una lettera ali’ insigne amico suo OttavioFalconieri . Per altro tutta l’opera colriscontro de’ passi dovrebbe ripulirsi , eampliarsi da mano perita con più sortedì caratteri in sesto e forma più propria,e con indici copiosi.
(*) L’edizione 1. di questo libro coltitolo di Cello fu fatta m Firenze dalPoni nel 1546. in 4. (s). Il Giambul-lari per lingua Fiorentina intese ì'Etru-fca antica , e già spenta, dalla quale, edalla Ebraica , o Aramea s’ingegnò dirane il moderno dialetto della sua pa-ria : nel che fu deriso da’ suoi concitta-
dini , e non solo da Alfonso de'Pazzi ne’Spnetti, ma dal Varchi nell’ Ercolano .Giorgio Ickcso nella prefazione al Teso-ro delle lingue .Settentrionali pag. iv. lo-da il Giambullari per avere intitolato ilsuo libro £ Pag. 213. 214. 223. ] dal Gel-lo , da cui fu ajutato a farlo ; ma poi loriprende pag. xxiv. per aver tratte dal!'Ebreo moke voci Italiane , le quali sonod’origine Gotica o Teotisca (b) . Io re-sto molto sorpreso in leggere le seguentiparole negli Atti .di Lipsia del 1731.pag. 281. Originum Italica Imgua hcdter-nce condìtor Giambullarius.
Note di Apostolo Zeno.
scritta nel 1661. fi ha, che in Firenze se«'era incominciata la stampa . Il Dati ,a dir vero, non era uomo da appropriarsiquello, che non era suo. Qualunque fos-se il motivo , per cui fosse intermessa laedizione Fiorentina , il fatto si è , che ilDati appena ne fu richiesto dal CavaliereAlessandro Baldraccani a nome dell’Acca-demia de’ Filergiti di Fori 1 sua patria ,cui non piaceva, che l’opera fosse in al-tro luogo stampata , che il Dati cortese-mente il compiacque , e fecegli tenerel’originale, nella cui impressione si leggo-no dopo il Trattato del C inonio alcuneannotazioni dello stesso Cavalier Baldrac1cani .
(«) Era qui necessario , o almeno con-veniente l’avvertire, che sedizioneI. delGello , fatta dal Doni, è mancante di mol-te cose , che poi vi furono aggiunte inquella del Torrentino ; di che fa fede ilGiambullari medesimo nella sua dedicazio-ne al Duca Cosmo suo Signore . Le perso-ne introdottevi a ragionamento sono ilGelli, Carlo Tenzoni, e un forestiere, pernome Curzio.
(£) L’opinione del Giambullari , chenon già tutta la lingua Toscana , ma al-cune voci di està derivino dal!’ Etrusca
antica , non è tanto strana e ridicola ,quanto a Monsignore ella sembra, e qua-le la giudicarono il Varchi nell’ Ercolano ,e Alfonso Pazzi ne’Sonetti, cui in compa-gnia si può mettere il Lasca . Le bellescoperte fatte ultimamente da molti va-lenti letterati sopra le tavole Eugtibbine ,e sopra tanti monumenti Ftrufchì giusti-ficano in parte vil sentimento del Giam-bullari. Presentemente se ne può ragiona-re più fondatamente di prima , essendosimesso quasi in pien giorno l’alfabeto£Vr«-sco , e potendosi probabilmente spiegarecon esso le voci , e le lor radici scoprir-ne ; le quali , benché alcune vengano davarie lingue Orientali , non può negarsiperò , che i maggiori lumi non se ne ab-biano dalla Greca, e dall’antica Italiana,o sia Latina, nella quale gli stesti Romaninon pochi vocaboli Etruschi adottarono .Al Settentrione concediamo con Monsigno-re la gloria di avercene conceduti alquan-ti , come lo stello obbligo confessiamo allaProvenza, alla Gallia, e alla Spagna, chetutte sono concorse ad arricchire il nostroItalico idioma , che però sempre ricono-scerà per madre la lingua Latina , e persua balia la Greca.