L A G îl À M A T I C A „
la- Fiorentina . In Firenze prcjso i Tarimi e Franchi 1730.in 4. edizione III.
Noi dobbiamo quesla.nuova e ripulitaedizione ali' industria del nostro cbiaris-fimo Signor Abate Giovanni Bonari ,il quale , oltre alla prefazione , e allesue note, qua e là sparse opportunamen-
te , vi lia aggiunto un- breve Dialogoanonimo sopra il nome della lingua vol-gare {a) .- Le due prime edizioni dell’Ércolano uscirono a un tratto amendueappresso alla- morte del Varchi per opera
di
Note di Apostolo Zeno.
l’esempio del Bembo avea cominciato asalire in tal credito , che faceva ombraai professori della latina . Alla testa diquesto battaglione mette il Varchi il ce-lebre Ramalo Amasio , e gli dà per com-pagni Piero da Barga, Celio Calcagnino ,Francesco Florido, Bartolommeo Ricci , eGiambatift i Gainéa. Il nostro Monsignore'(sEloqu. lib.II. pag. 192.) fa entrar nellastessa schiera Lazero Buonamico , Q. Ma-rio Corrado ,■ Raffael allento , e GabrielBardo . Ma non so come a lui , che eracosì attento a mettere in campo i suoidotti Friulani , sia qui sfuggito di vistaGirolamo Rorario da Pordenone', coetaneodell’ Amasio , e già scolare in Sacile diFrancesco Aleandro dalla Motta, e posciain Udine di MarcantonioSabellico-: il qualRorario nel libro II. del sno curioso Trat-tato ( pag . 214. & fiqq- Helmstad. 1728.in 8. ) sjuod ammalia bruta siepe rattortev.tantur melìus bomìm, pubblicato la pri-ma volta dal Fi audio , settant’ anni dopo'la morte dell’ autore , e ristampato conle annotazioni di Giorgio Arrigo Riborio ,declamò acremente contra la volgar lin-gua e i suoi partegiani . Anche il ConteLodovico Nogarola' biasimò Fuso della no-stra favella nella lettera scritta al Fuma-'no intorno agi’illustri Italiani, che scris-sero in Greco-, Nè dovea tacersi CartoSì-gonio , che nella sua quinta Orazione re-citata in Venezia , de Latìrne lingua ustrretìnendo', biasima Fuso della volgar lin-gua invalso in Italia, ove dice,-che La-tino sermoni vulgarìs hic noster succeffu ,qui corruptus pronunciatione, atque admifi-fis sonasse aliquot etiam bârbarorum voci-bus , totus prtmum , aut magna ex partelàtinus fuit : e ha ragione di dir cosi ,accresciuto essendo il nostro parlare daqualche vocabolo straniero , ma non mai
nato da barbari . Non era finalmente dalasciarsi indietro Anastasio Germanio de’Marchesi di Ce va , e Arcivescovo di Ta-ran tasta , le cui Pomeridiana shnejìiones( Augusta: Taurinor. 1 ;80. in 4. ) d’ altroquasi non trattano, se non in esaltazionedella lingua Latina , e in abbassamentodella Toscana . Merita esser ricordato so-pra questo argomento anche il gentil Ca-pìtolo di Ercole Bentìvoglio, posto fra le sueRime piacevoli , stampate pisi volte dalGiolito , e composto da lui per ischerzo „mentre per altro le sue cose volgari giihanno'stabilita fra gl’Italiani la riputa-zione d’uno de’pisi eccellenti Scrittori.
sa) Il Signor Abate , ora MonsignoreGiovanni Bottari , ottien giustamente lelodi , che qui gli vengono date da Mon-signor Fontanini solito per altro andarassai ritenuto e guardingo in commendarei letterati viventi , e in dare il suo votoalle moderne ristampe sopra le vecchie edi-zioni ; ma siccome il detto Signor Abatetoccò nella sua prefazione una corda, chemolto gustava all’orecchio del Fontanini ,con aver favorita la causa del Caro con-tra il Castelvetro, cosi non è da stupire,che Famico suo siasi questa volta sviatodal suo consueto'sentiere , e abbia fattiencomj di questa ristampa, che anche sen-za di questo-li meritava. Prima di passaroltre, irsi si permetta di scoprire un pic-ciolo- sbaglio corso in una delle note sud-dette sopra quel luogo dell’ Ércolano, chesi legge a carte 2P7. Il Castelvetro nellasua risposta (al.Caro) a c.g 4. di quella inquarto , che fi stampò prima , e 148. diquella in ottavo, che fi stampò ultimamen-te (1.) confessa ec. La nota è questa: (1.)In Parma appresso Sctb Viotto nel 7572.ma come mai potea citarsi dal Varchi mor-to nel izòz. in una sua opera postuma ,E 2 im--