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Tomo primo.
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La Rettorica.

■gua. Pietro Salio daVercelli in fine de’versi, messi in principio, dice tra altrecose , che il Filelfo,

Ne fiord ulla suo fine muncre qua Jlu-det , atas ,

Dificipulis ficripfìt quod modo cer-nis , opus .

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tere volgari e latine per >ssi de’ suoi di-scepoli, di lui leggenti. • din prefazion-cella : quo duce , n„-t je-.um latina lin-gua flojctdos decrrpent s ■rìosov.emuH ]venian ctìam ipfius lìngua VK.RN ACU-LEI [quod non abrefuerit ] choani":mJìb; comparabmit quoaram tare que mi-rifice poetam tiofirum polluifie , dottorumambigit nemo . Il testo latino si vede

tolto

Sicché il Filelfo scrisse queste brevi Let-

Note di Apostolo Zeno.

TIUNCULARUM genus Francisci Philel-phi &c. Nelle posteriori ristampe si pen-sò di mutarne il legittimo titolo , e di so-stituirvi quello di Epistule vulgalì e lati-ne , come si praticò in quella del i;io.allegata da Monsignore , e nel!’ altra purdi Milano per Gio. Angelo Scinzenzeler nel1515. in quarto; e questo cangiamento dititolo non per altro si fece , se non ac-ciocché il lettore ingannato da elio venis-se a credere, che in queste Epistole, voteaffatto di erudizione , si trattaste di cosefamigliari , e che tra privati occorronoalla giornata . Per essere il libricciuoloassai raro , e conosciuto poco , ma ricer-cato altresì pochissimo , stimo essere noninutil cosa, e quasi necessaria per metterpiù chiaramente in vista la verità, il dar-ne qui un picciol saggio , trascrivendonecon la stessa ortografia del Filelfo la pri-ma Epistoletta, bastante da sé a far cono-scere il rimanente dell’opera, e la poca,anzi nulla ragione, che ha Monsignore divolere toglier con essa il primato in ge-nere di Lettere volgari a quelle dell’ Are-tino .

I.

„ Anchora che li miei beneficii verso de,, te non fieno stati si grandi quanto me-„ tira la tua singulare & eccellente vir-„ tu non debbo pero dubitare che non„ cessarai mai daffatigarti per me fine a,, tanto che harai conscquito il mio desio.„ Le cose come passate sieno io ho assai„ bene inteso & maximamente che Serto-„ rio combatte contra di me allaperta„ con suoi danari. Bene spero che la tua„ humanita sia tanta che satisfera a cia-„ scuno circa la mia facenda.“

I.

„ Quamvis magnitudo meorum erga te„ meritorum non tanta fuerit prò singu-„ lari tua prsstantique vi,tute : non est„ tamen verendum mi hi sore ut nunquam,, de me cooqyiescas , nifi meo persisto„ desiderio . Ut ics se habuerint satis su-„ perque accepi : prssertim quod Sertorius„ aperte pecuniis me oppugnar. Spero ta-„ men pio magnitudine ture humanita-„ tis te omnibus mea in causa satisfactu-„ rum. “

Con tutta ragione pertanto potè vantarsiVAretino nel.a lettera a Niccolò Martelli,quando disse : Le PRIME LETTERE, chein LINGUA NOSTRA sieno state IMPRES-SE , nascon da ME : alla qual lettera ilMartelli rispose ( Lettere pag. 19. 2.) , di-cendolo PRIMO INVENTORE nella lin-gua nostra a PUBBLICARE LETTERE, ein ogni stile secondo il soggetto . Dell’ ami-cizia tra l’ Aretino, e ’1 Martelli contrattain Roma, si è detto qualche cosa più so-pra ; e qui non lascerò di soggiugnere ,che Tanno 1544. avendo ottenuto il Mar-telli il Consolato della nostra AccademiaFiorentina, memore dell’amico, edell’ob-bligo, che gli aveva per averlo introdot-to nel dilettevol campo della nobil poesiaToscana , e per esser stato da lui onora-to con quel Capitolo, che comincia, Duolzafir vivi , anzi duoi Sol fulgenti ( Ivipag. j<5. ) so fece aggregare nel seguenteGennajo a quella cospicua Adunanza : diche lo ringraziò T Aretino ( Lett. lib. Ili,pag. 96. z. ediz • di Parigi ), pregiandosi dipotersi anch’ egli connumerare in queir■onorato concistoro.