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Tomo primo.
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Biblioteca della Eloquènza Italiana.

riuscì di mettere in contribùîione i Prin- che di questa ragione gli capitassero in ma-cipi della terra, talché Scipione Ammi- no più di settantamila scudi , tutti da luirato fece conto [Opuscoli tomo II. p.265.] gittati nello sfogo ds' suoi viri (a). Non

si pub

Note di Apostolo Zeno.

il Venerdì santo , Feria VI. in Parasceve ,corse ai XX. dello stesso mese, giusta epo-ca della nascita dell’ Aretino.

In qual anno poi egli venisse a morte,non saprei fondatamente accertarlo , masolo per conghiettura . Sino ali’ Ottobredel 1555. in vita ce lo assicura il libro VI.delle sue Lettere stampate. Il Ruscelli nelVocabolario , che sta dietro al suo Mododi comporre in versi Italiani , stampato laprima volta in Venezia dal Seffa nel 1559.in ottavo, alla voce ROSTA pag.722. par-la dell’ amico Aretino , come di personagià morta. La morte di lui non potè dun-que esser avvenuta , se non entro lo spa-zio che corre tra la fine del 1555. e l’an-1101559. Permettere questo punto in buonlume, ho tolti per mano, eletti diligen-temente i libri de’ morti in Venezia > chefi custodiscono nel Magistrato della Sanità,giacché nella Sacrestia della Chiesa Parro-chiale di San Luca, ove mori e fu sepoltoV Aretino. si—serbano registri di quel

tempo. Ne’libri di esso Magistrato, segna-ti anno 1555. 1556. 1558. e 1559. non firitrova descritto tra’ morti il nome dell’Aretino. Il libro dei 1557. è gran tempoche si è perduto , come da altro registroantico, contenente il ruolo de’soli Nobilidefunti , mi avvenne di ricavare. Ciò nonostante, argomento, che Y Aretino non es-sendo mentovato tra’morti in Venezia ne-gli anni de’libri pubblici, da me veduti,dal 1555. fino a tutto il 1559. in cui perla testimonianza del Ruscelli egli non erapiù in vira , 1’ Aretino pertanto dovetteaver terminati i suoi giorni nel 1557. cheera il LXVI. in circa deli’età sua. Indet-to anno 1557. Lodovico Dolce pubblicò ilsuo Dialogo della Pittura dalle stampe delGiolito in ottavo , dedicato da lui a Giro-lamo Lor edano, Gentiluomo Veneziano, indata di Venezia li XII. Agosto, e lo inti-tolò Y Aretino, per essere appunto esso Pie-tro Aretino il principale del Dialogo ; maegli non vi dà indicio, che YAretino sof-ie ancora trapassato di vita , come seguìio quell’anno probabilmente dappoi: che

se prima deU’Agojlo ne fosse accaduta lamorte , il Dolce non avrebbe mancato difarne cenno o nella dedicazione , o nelproemio dell’opera.

Le Lettere dell’Aretino sono per lo piùdistribuite, e registrate secondo l’ordinede’tempi , in fondo di ognuna esattamen-te notati , con la specificazione del luo-go, donde sono scritte. Cominciano dall’anno 1524. e vanno sino ali’ Ottobre del1555. Siccome da lui è stata aperta aglialtri la strada di stampar Lettere volgari,cosi eglino ne avessero seguitato l’esempioin questo necessario non meno, che lode-vol uso dì marcarcene il luogo, e ’l tem-po , poiché con tal guida , e soccorso fiavrebbono molti lumi ed ajuti , che peraltro ne mancano, nella Storia letteraria,e si spianerebbono molte difficoltà , checi fanno arrestare per viaggio.

(«) I Principi e gran Signori han fatto,che YAretino non tenesse un pie in bor-dello, e l’altro allo spedale . Che più disettantamila scudi fossero gittati duìYAre-tino nello sfogo de'suoi vizj , è interpre-tazione del Fontanini, non asserzione dell’Ammirato , il quale solamente ci lasciòdetto, che con quella facilità, che gli ac-quistava , con la medesima li gittava, perdir meglio che spendeva e più basso sog-giugne , che egli sovvenne uomini di let-tere, e il Franco si riparò non picciol tem-po in casa sua , comechè mal merito ne lirendessero. Egli in più luoghi delle sue Let-tere confessa di esser prodigo , e mendico .Avea rra’suoi vizj mescolato questo di buo-no , esser caritatevole senza risparmio. Ma-ritò civilmente due sue sorelle , che one-stamente anche vissero, benché isuoi ma-levoli ce le abbiano bruttamente dipintein tutt’altro aspetto . Dotò del suo unanipote in Arezzo , e diede civil marito asua figliuola Adria con una dote di milleScudi d’ oro , che in que’ tempi non erapoco . Delle carità poi , che esercitavagiornalmente, non solo verso gli amici eì congiunti, ma verso i pezzenti, e i piùbisognosi, basta legger quel tanto, che di

sé