La R e t
sì può bastantemente ammirare la viltàdi tanti grand’ uomini , abbassati a in-censare questo idolo di Baal ne’ detti duevolumi di Lettere , a lui scritte , e dalui serbate per prove convincenti dellesue glorie, e poi stampate dall’ amico ecompare suo Manolini ( a ) , il qualecon lettera da lui dettata consacrò il sm-ino al Cardinale Innocenzio del Monte ,che per li suoi meriti fu privato di tut-te le sue rendite ecclesiastiche , e cqn-
Noti di Apo
sè stesso egli scrisse al Duca Cosimo I. suoSignore (Lettere lib.V. pag.ji.), e quel-lo ancora, che ne riferisce il Doni ( Lett.ali'Aretino lib.l. p. 414.) in tempo, che gliera amico. Non è vero periamo, che i/Ottantamila e più Scudi sieno stati tuttigittati da lui nello sfogo de’ suoi vizj , jquali peraltro gliene assorbirono una granparte.
(«) Gran turba di adulatori ò quella dicoloro, che riempiono in gran parte que’due volumi di Lettere , scritte ali 'Aretino,fra le quali si ha fondamento di sospet-tare, che n’entrino alcune con date fal-se, o di pianta fabbricate, o in parte al-terate , essendo scappate suora degli scri-gni dello stesso Aretino , nulla men sobriodi essi in attribuirsi titoli ampollosi, edelogi esorbitanti : ma niente men grandeè la folla di que’ tanti , che pur erangrand’ uomini , i quali nelle opere lorohan caricata la penna con alzarlo allestelle, e col dare al suo nome un’aria didivinità favolosa , o dedicandogli i loroscritti, o per entro esagerandone oltre alcredibile il merito , o per tema , che silasciassero vedere in pubblico senza unpassaporto di lui, mendicandone approva-zione e suffragi. Le Accademie non aveanlustro, se VAretino non era del loro cor-po. Le Gallerìe de’Principi e gran Signorinon eran nobili , senza V Aretino in ista-tua , o in pittura , o in medaglia . Da-vano gli artefici credito , e spaccio allecose loro con l’intaglio dell’ effìgie dell’Aretina. V Aretino in somma faceva l’or-namento dei Gabinetti, delle Biblioteche,
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dannato da S. Pio V. in carcere a Mon-tecasino, essendo poi morto in Roma,e privatamente sepolto, come i rei, sen-za alcun segno ci’ onore.
Non mancarono però alcuni, i qua-li , sdegnando di entrare nella folta schie-ra di tanti e sì fatti adulatori Aeff Are-tino , in vece di sporcare le carte conle sue lodi, ne scrissero col dovuto lu-dibrio . Di questi si contano cinque Ita-liani , quattro in volgare , e uno in la-tino ,
stolo Zeno.
e anche , siccome egli se ne vantava , deipanchi de’ciarlatani, e insino delle betto-le, e dei lupanar). L’adulazione era giun-ta a una manìa universale . Non ne recoesempi particolari , perché troppo in lun-go , e fuor di strada mi trarrebbe l’impe-gno . Addurrò questo solo di Ferdinandodi'Adda, Patrizio Milanese, Cavaliere delSenato Veneziano , e Rettore dello Studiodi Padova ( Venet. apud Aldi fi/ios 154 6. in 4.pag. 40.), il quale in un epigramma stam-pato con altri suoi dietro la sua Orazionelatina in commendazione , e difesa dellaGiurisprudenza, non si fa scrupolo di col-locar l ’Aretino al di sopra di Carlo V. e diFrancefcol. e più sfacciata fu ancora, nonmeno che empia, l’adulazione di chichia-mollo , il Quinto Evangelista ( Lett. aWAretino voi. lì. pag.^i. ) . L’Epigrammadel d'Adda è questo :
Ad Petrum Aretinum.
Non solum antiquas potuijìi vincere gen-tes ,
Cedit & biec retas namque , Aretine,tibi.
Sunt etenim duo , qui relìquie prestarevidentur ,
Sed tibi non pojsunt viribus effe pa-res .
Carolus baud Regi Gallo dedìt alla tri-buta :
Attamen lile tibi mille tributa dedìt ,Haud Rex Gallorum Carolo dedìt ullàtributa ,
Attamen lile tibi mille tributa dedìt •
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