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Tomo primo.
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La R e t

questo venne a fermarsi in Venezia nel 1527.donde con l’interponimento del Doge An-drea Gritti proccurò di placar l’animo delPontefice giustamente.irritato, al quale dilà atre anni feriste una lettera {Ivip. 19.2.)concepura non so se più consentimenti diumiliazione , o pur d’insolenza , ad unapenna aretinesca sol convenienti : Mi pen-to , die’ egli , di aver biasimato quel Pa-pa , la gloria del quale mi su sempre pilicara che la vita , e vergognami , che vo-lendolo pur biasimare , l'ho fatto neW ar-dore degli infortuni suoi. Ma non farla fia-ta pessima la sorte , che vi serrò in Castello(non credo, che andar polka più oltre lapetulanza, e la sfacciataggine) se non viinimicava me ancora . Riconciliatosi colPontefice, e in apparenza col Datario, dicui nondimeno sparlava ad ogni tratto ,onde il Franco in un Sonetto al Gibertoebbe a dirgli,

Dovrete sempre dargliene perdono ,

Perche il ferm ’ odio , che vi porta iltristo ,

E’ fermo indizio del voi esser buono j

Conservò tuttavia, ed esercitò la sua ani-mosità contra il Berni , e contra il Mau-ro, che lo avea diffamato in due suoi Ca-pitoli , e quantunque morti , non li ris-parmiò ne’suoi scritti. Per vendicarsi adun-que dell’uno e dell’altro, prese lo spedien-te di metterli in burla in quella sua lungalettera {ivi pag.iji.) , scritta nel 1538.a Gìovanjacopo Lionardi, Ambasciadore delDuca di Orbino in Venezia, ove in sognosi finge d’esser andato in Parnaso, e dopoaver quivi trovati , e lodati alcuni lette-rati ed amici, dice di esser entrato in cu-cina , e allora , siegue a dire , saluto ilcuoco , che s'ebbe a disperare , perch' io gliruppi un CAPITOLO dello SBERNIA , 0de ser MAURO , che si fosse , biscantatoda lui al suono del voltante schidone . Fuallora che provocato da questo novello in-sulto , fatto alla memoria , e alle ceneridi que’due famosi Poeti, o da ciò pren-

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dendone apparentemente il motivo, si die-de a tessere sotto nome del Berni la Pisadell’ Aretino , o un libello più tosto da nonpotersi leggere senza stomaco e bile , es-sendo questo una continuata narrazione ,per via di Dialogo tra ’l Berni e ’l Mau-ro , e di nefandità , e di laidezze , nonperò tutte vere e credibili in bocca di uncapitai suo nemico : il quale, son di opi-nione, altri non estere stato, se non Nic-colò Franco , cui potea meglio che ad al-tri esser nota la domestica e scapestratavita dell’Aretino, essendone stato ospite,e familiare più mesi addietro , e veden-dosi gran conformità di fatti tra quello ,che io essa Vita , e quello , che ne’ So-netti del Franco contro Y Aretino sene rac-conta . In fine di una copia , che io neho scritta a mano, ma assai scorretta, silegge : Stampato in Perugia per Bianchitidal Leone in la centrata deiCarmeni liij.di Agosto 1538. anno per l’appunto poste-riore alla prima edizione del libro primodelle Lettere dell’ Aretino , il quale anchenei libri seguenti si fa beffe più volte deiBerni , chiamandolo talora lo Sbernia , efacendovi frequenti risate àeXY Orlando delBojardo , detto alla sua maniera vitupe-rato , e non rifatto da lui, contro il qua-le scrive ancora una lunga lettera nel 1540,a Francesco Calvo Milanese {lib.II. p. ni.)sconsigliandolo dallo stampar quel Poema,che però poco dopo nel 1542- su ristam-pato da esso Calvo in Milano , essendonegià seguita la prima edizione presso il Giun-ti nel 1540. in Venezia . Dalla stessa let-tera fi ha {Ivi pag. ìiz.) , che era statosuo pensamento emendare lo innamoramen-to del Conte di Scandiano, cosa in suo ge-nere di eroica bellezza , ma testata trivial-mente , & esplicata con le parole dell' an-tichità plebeja 3 e che peraltro dipoi nonsi era distolto da tale impresa, se non perconoscere dì mera infamia il porst al visodel nome la mascara del sudor dei morti ,parendo a lui, che chi pone la penna nel-le carte non sue , acquisti la lode , che me-rita unsarto nel rappezzare le sferre vecchie *

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