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Tomo primo.
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Rilbioteca della Eloquenza Italiana.

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tino , co’ quali concorse il sesto , di na-zion Francese , parimente in latino , eper suo maggior comodo , non in versi ,ma in prosa ( a ) .

I. Francesco Bernì , Segretario del Gt-berto , allora Datario di Clemente VII.nel Sonetto contro ali’ Aretino in dife-

sa del Papa, che comincia ,

Tu ne dirai , e sarai tante e tante TLingua frac ida , marna ,e senza sale y

lo trattò qual meritava , ricordandogliancora le coltellate, dategli in faccia daAchille dalla Volta Bolognese ( b ) .

IL II

Note di Apostolo Zeno.

(a) Ristrigne qui Monsignore a soli seiil numero di coloro, che scrissero con de-rifione e strapazzo dell’ Aretino . Poichéegli di questi sei è contento , io seguitòla sua traccia , e lascerò di mentovarnequalche altro, che dell’ Aretino disse ognimale -

(b) Io esporrò qui la cagione, per cuinell 'Aretino si accendesse la bile contra ilPapa , e contra il Datario , e nel Bernìcontra l’ Aretino sino a tal segno che glitirasse dalla penna quel sanguinoso Sonettoin vituperio di lui, come anche ad Achil-le della Volta armasse la mano per dargliquelle fiere coltellate , delle quali si par-lò molto, e si scrisse. Stando l’ Aretino- inPoma fino al tempo di Papa LeonX. chie-stesi con la voce e con la penna a dir ma-le or di questoj-oTtîîqiiel cortigiano, nonandando nemmeno esenti i Prelati dallasua maldicenza , della quale però feccgliapplauso AgostinoBeaziano con un Epigram-ma, stampato in fine del suo libro ài Poe-sie volgan e latine ( In Venez- presto il Gio-lito 1531. in 8.); ed è questo sopra un ri-tratto di lui :

Utc Aretini vatis, quam cernis, imago est,Quinullum fcelerì liquìt in Urbe locam .fluir quis es, hanc vites, moneo, sugi acquetabellam ,

Cui trepidant culpte conscia corda metu.Si juvent , ut senfit pasturarn extrema. pa-venterei ,

Pxprejsit jusìus verba negata dolor :

Insigni fi quem vitto flagrare videbit,

Hunc ego nec piBum poste tacere puto .

Per cotesta cosi sfacciata libertà di parla-te, due volte in Roma fu in pericolo del-la vita, e questa gli fu due volte salvataa Ferraguto de Lazzara , gentiluomo sta-vano, al quale ne rammemorò il bene-

ficio in una lettera data posteriormente inVenezia nel 1528. e inserita da GiovanniRasino da Bellétte neiV Albero genealogi-co de’ Signori Lazzara ! Padova 1Ò50. in 4.pag. 104. ) ; né lasciò ancora di raffermar-gli la sua vecchia riconoscenza in altra sualettera dei XXV. Ottobre 1537. {Aret.Let-tere lib.I. pag. 168 .Non cosi felicemen-te gli andò rincontro con Achille dellaVolta in tempo di Clemente VII. a cui per-altro da qualche anno era ingrazia. Unodei domestici del Datario Gìbeno era ilVolta s Franco Vita MS. dell'Aretino) , ilquale spinto da gelosia a cagione di certosuo amoraccio con una fantesca di casa ,avendolo trovato solo, lo accoltellò brut-tamente , non gih in faccia , come vuolMonsignore, ma con cinque ferite nel pet-to, nel capo, e nelle mani, come sta nelSonetto- del Bernì , e nel manoscritto delFranco , il quale per questo ne loda M.Achille con quel Sonetto , che sta fra glialtri di lui contro VAretino, e principia

Achille della Volta Bolognese ,

Le man ti bacio, delle man Reìne, ec.

L’offeso Aretino fece ricorso al Papa, e alDatario , acciocché gastigassero chi cosiacerbamente lo avea malmenato;, ma ve-dendo, che le istanze sue non erano ascol-tate, mosso da collera lasciò correr fuoricomponimenti satirici contro dell’ uno edell’ altro . Il Bernì , che era Segretariodel Gìberto , e amico del Volta , scrisse aloro difesa quel fumoso Sonetto in ludibriodell’ Aretino . Tutto questo accadde qual-che tempo innanzi al gran sacco di Ro~ma, nella qual Città V Aretino non giudi-candosi ben sicuro , se ne fuggi di nasco-so, e primieramente presso & Giovanni de’Medici, che di II a poco in Mantova a luimorì fra le braccia , e dopo la morte di

questo