zi z Biblioteca della Eloquenza Italiana.
turiate indigniti di costui , aggiungere-mo qui la notizia di tre medaglie dibronzo, battute in onor suo («)•
I.
DI WS. P. ARRETINVS.FLAGELLVM. PRINCIPVM.
La testa barbata .
1537. VERITAS. ODIVM. PARIE.
Note di Apo
ho detto nella Commedia del Marescalco ,che un Cavaliero senza entrata è un murosenza croci, scompisciato da ognuno . Oltreal Cavalierato , procuratogli da Baldovi-no , da lui pure gli fu assegnata una pen-sione di dieci scudi al mese. Ma a quellopallon di vento il Cavalierato , che purnon era gran cosa, servi come dimanticea più gonfiarli, e a voler salire più alto,talché nulla meno si tolse di mira , cheun Cardinalato . Fondavasi sul favore diTapa Giulio III. e ài Baldovino del Monte,fratello di sua Santità . Andò la cosa siavanti, che egli vantavasi pubblicamentedi esser chiamato a Roma; e per farlo piùingalappiare in cotesta sua chimerica per-suasione, un certo Medoro, suo compatrio-ta ed amico , gli ordì una burla ; e fu ,che avendo intesa, che Papa Giulio aven-do fatto bando di creare una dozzina diCardinali , ficcò una poscritta nel mezzodelle lettere di Carlo dalla Foresta, il qua-le corr queste nuove di Roma andò a ral-legrarsene con l ’Aretino , e gli fece festa,la quale gli costà ancora parecchi scudi ,cosi per l’uomo da bene falsamente infor-mato p laonde non gliene rimase alcundubbio., e si nominò la famiglia, e insinoal Maestro di stalla delle Muse, scrivendo-ne anche a T iziano , acciocché con unasua credenziale ne pregasse l’Imperadore,perché S. M. ne scrivesse al Papa , ondequesti Io incappellasse. Né qui si fermò lascempiaggine dell’ Aretino , poiché credètanto chiara la sua promozione , che sene andò a casa l'Imbasciadore di Urbino apregarlo che gli prestasse il palazzo Du-cale , perché di’ora in ora aspettava la berret-ta rossa. La berta rossa, e non la berrettaroffa , foggiugne qui l’autor della Letterat ultima, dell' anonimo autore, che io
Entro una corona di lauro, come quelladelle antiche medaglie col DIVOS. IV-LIVS , e di altre specialmente di Au-gusto . L’ Aretino nella Lettera, già ci-tata , a Niccolo Martelli , dice di sè que-ste parole : Del mio sapere fanno sedele gerarchie de ’ Principi , i quali non so-lo mi rendo benevoli , sebben non restadi pubblicare i lor vizs , ma gli sforza
dissi probabilmente essere il Doni soprac-citato, da cui presi quel tanto, che ne hwqui su la fede diluì riferito. La conclusio-ne fu, che VAretino, gonfio di cosi alte evane speranze, avendo composto un Capi-tolo in lode del Papa , e dedicategli tuttele sue opere di sacro argomento , ma nongià sacre , stampare óàAldo- nell’Aprile del1553. in quarto, andossene a Roma in com-pagnia del Duca d' Urbino , eletto alloraGenerale dell’armi Pontificie ; ma scnzachègli effètti avessero corrisposto alle acco-glienze, che l’onorarono, anzi pubblican-do, che al Papa era stato di pochissima lau-de la miseria, che nella partenza gli diede ,tornò a Venezia con le mani quasi vote ,e conl’animo esacerbato; e ciò che fu peg-gio, non solo Baldovino gli levò incapo acinque mesi la pensione dei dieci scudi ; main oltre il Papa veder non volle, non cheaccettare i libri ( Ivi pag. 144. ) , che diCristo, e dei Santi esso gli avea intitolati:della qual sua disgrazia son di parere, chenon la volubilità degli animi, solita regnai'nelle Corti , non la malignità e l’invidiadegli uomini , la cagion se ne fòsse , mabensì la conoscenza , che in quegli scrittidi lui cose si contenessero non tolerabili ,provvedenti da confusione, da ignoranza,e da falsa dottrina . E questa altresì fu lacagione , che dopo morte tanto scarsi lo-datori avesse la sua memoria quanto invita ebbe innumerahili adulatori la suapersona.
(a) UAretino ebbe non solo la vanitàdi'farsi batter medaglie da’più eccellentiartefici del suo tempo ; ma la petulanzaancora di regalarne iMonarchi,, ed i Prin-cipi, che egli chiamava suoi tributarsi, néa lui bastò eternar ne’metalli la memoriadelle sue sfacciataggini,. che di più stavan-