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Tomo primo.
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457
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Drammatici. 457

» - - E ivi presso il Giolito 1558. in 12,. edi'zjone del Dolcecon indice in fine.

- - - E ivi presso il Giolito 1572. in 12. edrffione del P ore ticchi .

- - E z-ui preso il Grifi 0 1593. rn 8.

{*) Le Selvette (VII.) di Messer Nìcolao Liburnio In Vinegiaper Jacopo de Perici da Lecco 15 .13. in 4.

Il Liburnio , che non fu Frate Do-menicano , ma Prete secolare , come sidille, e Piovano di Santa Fosca in Ve-nezia («) , loda il Tebalcko , il San-nazetro , e il Bembo , dando il nome disuo precettore al famoso Marco Mufuro ,,e quello di Amico a Jacopo Antiqua-ria (6) . Dianzi taluno fece grazia di

chiamarlo scrittor goffo ; ma non fu intal concetto al suo tempo : e ristam-pandosi i suoi libri con qualche piccolacarezza, nol sarebbe nè pure al nostro.Il vecchio Salvini [ Parere sopra la voceOccorrenza pag. 6. ] si mostrò più cortesein favorir di chiamarlo buono amante , efautore della lingua Toscana ( c ) .

Note di Apostolo Zeno.

non occorreva applicarla ad uno, o a duesolamente.

(*) Scrisse il nostro Liburnio quest’ope-ra poco dopo l’esaltazione di Leon X. alPontificato, e la intitolò Selvette dalla di-versità dei soggetti , che vi sono trattati.

(a) Grazie di nuovo al Fo ntanini, cheper la terza , e quarta volta ne replicacotesta sua rara e singolare notizia , perrema, che vada male, e in dimenticanza.Ma egli finalmente non dovrebbe tantogloriarsene , e cantarne trionfi , essendocaduto in non minor fallo , vestendo diun abito religioso , persone che mai nonl’ebbe, e assegnandole ad un Ordine, chemai non lo professò. Non intendo qui dirammemorargli quel Francesco Colonna Do-menicano , da lui creduto Canonica regola-re, poiché di questo mi converrà in altroluogo dir molto . Parlo di quel Gugliel-mo Nangio, o più tosto di Nangis , Isto-rino Francese , che nel cominciamento diquesta sua per tanto tempo studiata e fa-ticata Eloquenza Italiana ( lib.l. cap.III.pag.%.) vien chiamato da lui Erate dell'Ordine de'Predicatori, quando veramentee incontrastabilmente sì sa essere stato Mo-naco Benedettino della Badia di San Dio-nijlo di Trancia. Lasciando la testimonian-za delVosfio, e di quanti ne san menzio-ne, mi basti addurre le precise parole del-lo stesso Guglielmo , il quale nella prefa-zione alla Vita del Re San Luigi da lui

scritta in latino, si dichiara ^Monaco Be-nedettino, Erater Guillelmus de Nangis ,Ecclesia SanEìi Dionysii in Francia indignarManacbus ; e quivi altresì mentovandoGillone di Rems , che era dello stesso Or-dine, lo dice, Commonachus nofter . Noncredo , che il nostro Monsignore sostenervorrebbe, che i Monaci Sandionifiani fos-sero Frati dell’Ordine de’ Predicatori . Ame basterà l’aver qui una sola volta in-dicato cotesto suo sbaglio , senza rinfac-ciarglielo ad esempio suo tre e quattrovolte: anzi ora scusandolo, onde pari scu-sa senz’ altro petimusque damusque vicijfim .

(F) Vi loda parimente Angelo Polizjano .Ali’ Antiquario egli non dà il nome di ami-co, ma quel di padre per la sua canutez-za, e in tal qual modo quello altresì dimaestro, asserendo di averne udite tempofa dotte lezion: in Milano, per esser lui ne-gli studj di ciascuna intera disciplina a niu-no altro del tempo suo giudicato secondo .

(r) Il Liburnio si mostrò anzi dotto ,che elegante nel suo scrivere. Amò limi-tare il Boccaccio noli’Ameto , e nel Filoco-po, più tosto che nel Decamerpne , intral-ciando il suo stile di voci latine , e pocousitate . Per quante carezze gli si facesse-ro, egli non troverebbe oggidì Stampatoredelle cose sue, rare bensì divenute , pocoperò conosciute, e meno ricercate. l\Pa-rere del vecchio Sabini intorno al valoredella voce Occorrenza su stampato in FI-MI m m rentfi