8 Biblioteca della Eloquenza Italiana;
Più di questo non potrebbe mai dirsi ,nè immaginarsi da qualunque separatodalla comunione Romana : e con tuttociò i tre , anzi quattro tejli di quei So-netti , così tra loro staccati, e ancora datutti gli altri , se diamo fede ai novelli
Note di Apo
si dividono in due partiti : alcuni son diparere , che egli abbia avuta in mira laCorte di Avignone , dove risedeva il Pon-tefice: altri che que’Sonetti fossero scrittida lui contra la città di Roma , in cuinon era allora la Sedia - U-nostro Monsi-gnore pende a favore dei primi, e contaisupposizione crede di aver più ragione perinveire contra il Petrarca , e i suoi quat-tro Sonetti. Io non risponderà qui alle sueinvettive , ma farò che prenda le partidella difesa il gran Cardinale di Perron ,flagello al tempo suo degli eretici, il qua-le nella sua Perroniana , che è una rac-colta de’suoi be’detti , fatta da CristoforoPascano, dà il suo giudicio sul proposito,in cui siamo, con le seguenti parole p.z8o.{Amsîerd.chez Coyens &Mortier 1711. in si.)da me fedelmente volgarizzate : „ PE-„ TRARQUE. I suoi versi che si dice es-,, sere contra Roma, non sono contrago-,, ma, ma contra Avignone, ove risedeva„ il Papa; ed egli s’infastidiva, non rae-„ no che tutti gl’ Italiani , che il Papa,, avesse lasciata l’Italia : eglino chiama-,, vano questa trasmigrazione la trasmigra-,, zione di Babilonia , perché il Papa vi„ tenne la sua sede tanti anni appunto ,,, quanti ne durò la trasmigrazione, e in„ oltre, perché Avignone è situata su l’ac-„ que. LI Epistole del Petrarca confermano,, ciò maggiormente, in alcuna delle quali„ egli dice, che se il Papa andasse a Caors,
„ non pertanto non si direbbe, che il Pa-„ pa tenesse in Caors la sua sede, ma che„ questi è il Vescovo di Caors. 8'egli di-„ ce , tempio et eresìa , questo non è un„ dire à'eresìa, ma di SIMONIA, atteso-„ ché si diceva , che il Papa era venuto„ in Francia per soddisfare al Re, e che„ il Re lo avea fatto Papa con questa con-„ dizione . Gl’ Italiani d’allora esclama*
„ vano contra questa trapazione del Pa-ri pato , e la collora li trasportò a dir
maestri de’ capi visibili della Chiesa, nondebbono tenersi per condannati, e proi-biti in qualunque stampa si trovino , odi Fano , o di Bologna , o di Firenze ,o di Venezia , o di Lione , o di Pado-va , o di qualunque altro luogo : e i
nostri
stolo Zeno.
„ molte cose, NON però mai alcuna CON-„ TRA LA FEDE." Contra la Ferie per-tanto non sono neppure i quattro Sonetti,che qui si vuole dare a credere, che sie-no eretici , e contro la Chiesa Romana .In quel verso adunque , Scuola d' errori ,e tempio dì eresìa, espressione, a dir vero,troppo forte, ma per l’infelice condizio-ne de’tempi tratta a forza dalla penna alPetrarca, la voce eresìa dee intendersi, se-condo la spiegazione del gran Cardinale ,per SIMONIA, vizio famigliare in quel se-colo a gran parte del Clero, benché sem-pre condannato dalla Chiesa : sed non om-nes obediunt Evangelio . Il Launojo sa untrattato espresso sopra la simonia ( tornili,pag. 510.). Nell’osservazione Z. 4. 5. e 11.porta i testi de’Pontefici, e degli Scrittori,ne’quali si legge, HssiRESIS SIMONIACA.Cosi la chiama San Gregorio (lib.ll. ep.23.e lib. V. epifl. 53. ) . Nel primo luogo ilGuffanviléo nelle note , dice : Praxim Si-moniacam auEtores Ecclesiastici, vulgo H/E-RESIM appellant, quo magie ojìendant exe-crabilem. Nel secondo luogo nota Rodito-re Monaco di San Mauro- H/ERESIM la -fiore modo su mit prò SI MONI ACA pravità -te. Il Petrarca adunque parlò, e dee pia-mente intendersi in questo senso.
Io però più fondatamente concorro nelsentimento di coloro, i quali sostengono,che il Poeta nello scrivere que’ Sonetti aves-se in mira la Città e la Corte di Roma ,che priva allora del suo Capo visìbile, eradivenuta albergo e ricetto di que’ gravi ,e scandalosi disordini e vizj, che dagli au-tori coetanei, zelanti, e cattolici ci ven-gono apertamente descritti, e amaramen-te compianti : laonde nulla han che faregli stessi con la Chiesa Romana , nè colsuo Capo visìbile ; e però non portano se-co di lor natura il carattere di eretici .In prova , che il Poeta qui abbia in mi-ra, non mai Avignone, ma la Città e Corte