la Biblioteca della Eloquenza Italiana.
avvelenato animo contro alla Fede an-tica e vera de' suoi maggiori [ Vcrgeria-nc pag. 1 6. 2. 34. 2. 53. 164. ] ; e cosìfu il Gretsero del Goldajlo , suo scolare,prima di ravvisarlo per quello, che poifi diede a conoscere [ Gemina defenfioin Goldafitim lib. I. cap. xm. paq. 143.145.1415.]. Questi famosi e illustri esem-pi ci ammoniscono dell’ obbligo, che cicorre di non lasciarsi lusingare dagl’ in-sidiosi e loquaci sofisti , ipocriti , e ne-mici copersi della Chiesa Romana ; e do-po scoperti , nell’ occorrenze a reprimer-gli senza rispetti umani , quando ancheprima si fosse avuta qualunque amiciziacon loro : e non parlo a caso . Per leragioni espresse chiaramente apparisce ,che i testi letterali de’ quattro ( e non tre )Sonetti , attribuiti al Petrarca, estenuiladi buono insegnano , e che, per conte-ner gran male, cagionano ai buoni Cat-tolici , e ancora agli eretici, grave scan-dalo , come è chiaro, si convincono insè stessi per dannati ipfo pure , dovunquesi trovino . Io gli dico , attribuiti al Pe-trarca , jrerchè non può giurarsi, che sie-no di lui , nè si leggono entro i suoiproprj originali (a) . Ma se mai per dis-grazia il fossero stati, dobbiamo ridurcia mente, che il Petrarca sotto Innecen-
Note di Ap
Non ci è bisogna di giuramento ,ove la ragione convince . Tutù , e nonper lo piò, i componimenti di quel Canzo-niere , stampati da Aldo nel 1501. furonoestratti dallo scritto di mano medesima delPetrarca , avuto da M. Pietro Bembo . Inquesta edizione stanno certamente imprestiì quattro invano contrastati Sonetti . Dun-que ancor questi furono estratti dallo scrit-to di mano medesima del Petrarca; dunqueda’suoi proprj originali. Ma essi, soggiogo eMonsignore, non si leggono entro i suoi pro-pri originali . Non eran dunque nemmenonello scritto dato ad Aldo dal Bembo. Maquesto scritto è passato nella Vaticana, do-ve o bisogna dire, che si leggono scritti disuano propria delPoeta, come il rimanente
zo VI. per simili suoi trasporti incorse sataccia d’ eretico , siccome osservò F Arci-vescovo Beccaddlo nella sua Vita . La-onde convien dire, che egli in tale oc-casione pentito , abbruciasse le carte ;poiché noi sappiamo , che in un temposi fanno, e si scrivono cose tali, che inun altro poi non si vorrebbe averle maifatte, nè scritte . E certo è, che il Pe-trarca in una delle sue lettere prestò ilXekovoTommaJìni partecipa a un altrodi avere, come si vede, per motivo dicoscienza , abbruciate ' varie sue carte :Vulcano corrigendas tradidi , non fine suj-piriis [ Petrarca redivivus p. 28. edtt.II .]Di tale abbruciamento parla ancor YUbal-dini [ Prefaz. alle Rime del Petrarca ] :ed essendo stati da un amico trasmessi alPetrarca i principi di certe poesie volga-ri , tenute per sue , così risponde : Ego-subito , iis confpe&is , non tanturn Intel-lexi , mea non effe- , fied indolui , fiederubui , feci objìupui , potuiffe illa velmea videri aliis , vel te dubitan tenuif-fie [ Senilium lib. II. epifi. i v. Opcrumpag. 7 61. edit. plenricpetrina ] . Noi sap-piamo ancora, che \\ Petrarca non me-no , che altri Italiani, pieni di mal ta-lento , F avea fieramente contra il Pon-tefice Giovanni XXII. col supposto , che
di quel codice, o bisogna dar la colpa alBembo , oppure ad Aldo di averne impo-sturato , e ingannato il pubblico . Monsi-gnore , che in sua coscienza sapendo nonesser vera la sua prima proposizione, 1’hapronunciata a mezza bocca , non credo ,che avrebbe coraggio di sostener la secon-da, che cadrebbe in altrui carico e biasi-mo, quando la prima è finalmente direttaa scolpare il Poeta dell’esser autore di que’Sonetti, i quali per altro egli è ben da av-vertire , che si leggono in tutti i codici ,che sono infiniti , di quelle Rime , e intutte le edizioni, che sene fon fatte avan-ti Panno 1558. senzachè-veruno abbia maiposto in dubbio , senza venir però a giù-,lamento,, che non fieno di lui »