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Tomo secondo.
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34 Biblioteca della Eloquenza Italiana.

Î 1 Betti poi ripassato da Argentina ali’altro lieto nido di Basilea , quivi nellasua ultima età , la quale , come egliscrisse, era nel 1,^87. diede suora pressoCorrado Valdkirc in ottavo il suo volga-rizzamento di Galcno sopra il modo dicono. cere e medicare le proprie passionidell’ animo , ma non già quelle delle sueiniquità, e colpe enormi di ribellione aDio Signor nostro , a segno tale , chein un luogo si fa superiore ali’ Ocbino ,e al Vergerlo , impugnati pure dal -Ma-zzo .• e il Betti aspettò a dar suora coltitolo di Difese [ pag. 157. ] le sue nuovebestemmie e imposture , in fine della vitadel Muzio .

In questa impressione del Petrarca , dicui parliamo , ci sono per lo più lunghiargomenti , tutto ali’ opposto di quelleedizioni, dove non se ne legge nessuno,il che mi pare assai poco, e troppo ali’antica ; onde anche qui ci va il ne quidnimis , dovendosi migliorare certe cose,e non adottarle ne!!’ affettata singolaritàe rozzezza , in cui si ritrovano . Si fan-no brevi argomenti agli epigrammi diMarziale , e ai componimenti latini dialtri, meno antichi di lui, come di Ti-ro e Vespasiano Strozzi , del Sannazaro ,degli Amaltei , e di que’ tanti, che rac-costò Giano Gruferò ; e non si avrannoda fare al Petrarca ? Nelle impressionidelle Rime del Tasso , slitte da Aldo , eda altri , fu rimediato a questo disordi-ne , mettendovi!! brevi argomenti perentro nel? Indice delle medesime . Peròin quelle del Chiabrera si posero in po-che parole nel bel principio di ciafche-dun componimento. Ma non sempre èda tutti il concepir subito in tre paroletitoli somiglianti , i quali servono in po-co a dircene il contenuto a un bisogno,senza obbligo di stancarci in leggerlo tut-to per arrivare a saperlo . Questo Pe-

N o T e di A p osi

sua moglie a seguitarlo in Ginevra , doveandò a rifugiarsi, ebbe la permissione dal

frana del Cajìelvetro con tutte le altrelue opere fu condannato con piena giu-stizia , come vedremo, e posto fra i li-bri proibiti da chi avea la suprema au-torità di potervelo porre, come l’ebbe-ro i sommi Pontefici Sisto V, e Clemen-te Vili. e l’hanno i lor successori. Cheil libro per le rie note con gran mali-zia di motti eretici , cacciativi dentroper forza dal Cajìelvetro , lo meritasse ,non ostante la scandalosa prosopopea delsuo Panegirista in difendere con facciaintrepida le cose dannate'di tal natura,e a vista di tutta l’Italia insultando allanostra santa Chiesa Romana , niun veroCattolico può dubitarne , siccome da al-cune sole di tali note si andrà qui di-mostrando per avvisare ghindatiti a guar-darsene. Gran disgrazia per certo si fu,che da onorate famiglie li vedessero usci-re simili mostri ; ma i discendenti nonne ricevono mai chia, essendo questi ali’opposto, degni e buoni cattolici, e sor-di e contrarj alle insidiose lusinghe degl’indegni sofisti e perfidi adulatori, i qualisi veggono giungere a tanto, di dare glieretici per non eretici ; e i condannatie convinti per non convinti , nè ben con-dannati , laddove tuttavia dalle proprielor carte , piene d’ eresie , risulta la giu-stizia delle loro condannngioni . Nonvoglio qui tralasciar di accennare , comeultimamente il Padre Abate diMonmon-do , Procurator generale in Roma dell’ordine Cijìcrciese , e fratello di Monsi-gnore Arcivescovo di Sens , Prelato sìdegno e benemerito della religione cat-tolica , parlando meco si espresse candi-damente in tali verissimi sentimenti so-pra liberto Langueto , uno de’ suoi antena-ti , uomo dotto , ma desertor della Fedee Luterano , seguace del Melantone , epoi Calvinista , e che fu 1 ’ autore delfamoso libro, Stepham fumi Bruti Cel-

suo Calvino di ammogliarsi con un’altra.( Tentzel. Colloq. menfir. a. lópq..pag. 25. )