I L i
stesso , che fa stampato in Dilìnga daScbaldo Mejer nel iz6;. in quarto .Questo secondo Catalogo è una catena dinostri Dottori cattolici, principiando daCristo , contrarj alle menzogne , eimpietà dell’ Illirico , abbominato daglistessi Luterani di Vittcmbcrga , sin comeladro ancora , e falsario di codici anti-chi : e se il suo Catalogo non fosse ab-bastanza discreditato , si potrebbe anchemaggiormente discreditarlo ; essendo scrit-to di lui , che non fece mai null’ altrodi bene , se non quando se ne passò diquesta vita ali’ Inferno , qualificato sindal Goldajìo pag. 90. nelle note a SanValtriano de borio disciplina, per empioe federato . Ora Jacopo Cajlelvetn, percagion del quale io fon venuto in que-sto discorso , mentre se ne stava ali’ au-ra soave dell’ asilo di Lione , prima dipassarsene in Londra nel bel tempo diElisabetta, occupatrice di quel reame ,essendo stato favorito dal suo fido AcateFrancesco Betti del regalo di un eièm-
Î ilare di quel Catalogo dell’ Illirico, vol-e nella fine di esso farne degna memo-ria di sua mano propria in bel caratte-re con queste parole : di Giacopo Castel-vetri Modonefe è il presente libro , ilquale gli su mandato di Bafilca a Lionedal Signor Francesco Betti ! anno 1567.In Lione appunto so to la direzione delPredicante Pietro Vireto , allievo ài Cal-vino e compagno del Beza, impugnatoa parte dal Muzio, e represso in Lionedalla viva voce del Padre sìntomo Posse-vino [ Gio. Dorignì Vita del Pojsevinolib.II. pag.gg.], si vivea questa buonagente, per confessione di Lodovico stessonella Correzione al Dialago del Varchi[ pag .5. ], messo suora nel 1572. in Ba-silea da Giammaria suo fratello , il pa-dre di Jacopo . Che il Betti in Basicasi sollazzasse con la lettura di questo em-pio Catalogo dell’ Illirico , sollecitamente
Note di A p
(*') Galeazza Caraccìolo, figliuo lo di Co-stantino Marchese primo di Vico, fattoCal-T orno IL
r i c r. 33
da lui spedito al suo Jacopo Castelvetro ,lo palesa il Betti stesso con lode nellesue rie Difese [ pag. 4.430. J , dove lodice stampato più d 1 una volta QUI inBasilea a comune utilità de ’ Crijlìani ,esaltando il vivente allora Teodoro Be-za , come capo di Ginevra , succedutoa Calvino . Dunque per informarci delCastelvetro , basta dire , che egli ìnìitamìcitias con costui, cioè col Betti , cu-jus opera suerunt impiijj'ima , per dirlocon le parole della sacra Scrittura [ Pa-ralip. 11. xx. 35.] . A gloria di alcuneprimarie famiglie Italiane e Romane ,per confessione del Betti stesso , perver-so e bugiardo sofista in tutto il rimanen-te , e qui solo verace, dirò, come An-tonio Doria Marchese di Santo Stefano ,del quale il Betti chiama sè stesso dome-stico di molti anni [Difese pr/% 8. 789.],e al qual il Muzio dedicò le sue Eglo-ghe, passando per Argentina, allora fre-quente ricetto, e sentina di schiuma diapostati e Sacramentar) della qualità dell’Illirico , dell’ Ochino , del Vergerlo , diPietro Martire Vermilio , di GirolamoZanchi , e del Betti , esso Doria conmolte proserte da par suo, cioè degne digeneroso Cavalier Cristiano , cercò diritrarlo da!!’ abisso, in cui si era preci-pitato . Così pur fecero Ascanio Casta-relli, Sicimo Capizucchi, Alessandro Mat-tei , e Orazio Muti , nobilissimi gentiluo-mini Romani, e sopra tutti il Cardinaldi Carpi Ridolso Pio , Inquisttor supre-mo, col quale il Betti avea trattati affari,al suo dire , per conto de' suoi Signori .Tutti questi che ho nominati, di consigliodi quel gran Cardinale gli scrissero a par-te , ma invano; come allora similmenteil Fracajloro e molti altri invano opera-rono per levare dals unghie di Calvino ilMarchese di Vico Galeazza Caraccìolo , perdetto di Celio Secondo Cariane , che misein buon latino la sua pessima Vita (a ).7 II
stoio Zeno.
vinista (Ammirat.Famigl.Napol. P.I.p.iz^i)non avendo potuto sedurre la MarchesanaE sua