38 Biblioteca della Eloquenza Italiana
rifuggirono in Ginevra, in Lione, o inCbiavcnnn come fece il Cajielvetro : ela rr ,ic si fu , perché erano Cattoli-ci ,. c.;tne per le loro giustificazioni nefurono ancora con gloria dichiarati pertali, e ne ragionano le filone ; laddovedel Cajielvetro , per le prove e testimo-nianze delle proprie sue carte , da tuttigli Scrittori informati e timorati di Dio ,sempre se ne disse, e se ne dirà tutto ilcontrario, cominciando sin da VincenzioBorgbini : e VAvvocato stesso , che chia-ma rispondere il non tacere , affermache Lodovico insieme col suo fratel Giam-maria nel 1561.. si rifuggì in Ckiaven-na , terra eretica, de’ Grigioni oltre allago di Como , doveallo scrivere delmedesimo Avvocato e panegirista , ne fugentilmente accolto da Francesco PortoGreco , suo vecchio amico , e della riascuola di Calvino [ Opere, critiche pag. 6.7. 20. 41.42.43.44.45.46.47. 48.49..77.]la quale egli finalmente si ridusse ancoraad aprire pubblicamente nella reggia stes-sa di Ginevra.. Si erano amendue strettifra loro. assai prima anche in Ferrara albel tempo della Duchessa Penata , fida.allieva e discepola di quel! eresiarca .Nella Vita. del Cajielvetro si dice , chequesti trattando col Porto, il qual doveapassare in Parigi , s’invogliò di passar-sene ancor egli agli amici Francesi , iquali non lasciavano, di sollecitarlo , chepassasse in loro contrada ,. e che gì' invia-rono anche, danari pel. viaggio ... Si. tac-
(V?) Intorno- alia narrazione- di questiparticolari mi avvila il Signor Baroni diaver molto dadubitare, perché:niun Gior-nale delle cose di Ferrara , dei tanti , ed'esattissimi, che quivi si hanno,, parla dell’andata di Renata in Francia , fuorché dell’ultima dopo la morte, del marito, che fudel 1560» nel qual anno ella parti d i Fer-rara con tutta la sua Corte, ai z>. di Set-tembre Egli è certissimo , che Renatadopo, la prima correzione,, fattale dal ma-
ciono però. 1 nomi di si buoni e carita-tivi amici Francesi , che ebbero sì granbontà verso di lui , benché noi sappia-mo , che uno di questi si fu Arrigo Ste-fano , già pratico dell’Italia, econRo-berto suo padre , orribilmente trasporta-to alle bestemmie e ali’ impiota più sa-crileghe in certi de’ suoi s. ritti d’ Infer-no , come dice il degnissimo Biblioteca-rio della Sorbona ,. Andrea Ckevillier[ Dissert.. bifori que de ! origine de Tlm-primerie à Paris , Partie III. chap. ILpag. 260.. 261. ]. Sì fatti viaggi del Per-so e del Cajielvetro non erano senza mi-stero , il quale però non si vuol dire .Ma. lo dirò io , ed è ,. che il Porto an-che prima avea sonore di esser fido mes-saggiero fra Penata , e. Calvino : la qualsegreta corrispondenza pur dianzi ci è sta-ta cortesemente scoperta dal Segretariodel Duca Federigo II. diSassengota, Si-gismondo Cr/jiiano Licbio [ Diatriba dePseudonymia Jo. Calvini pag. 41.42. ],nel pubblicare,. che ha fatto il commer-cio arcano di lettere , appartenenti aquell’ eresiarca , nascosto sotto varj nomifinti,, in una. delle quali .Ruzzato gli scri-ve da Montargsts ai xvi..Dicembre. 1551.di aver ricevuta, una sua lettera con lebuone ammonizioni , inviatele per manodi Francesco Porto : cose di tanta pre-mura e gelosia. , che questi s’incomodòa portargliele personalmente sino in. Mon-targis là da Parigi,. dove ella se ne stava,confinata ad accoglier i settari più empj (a):.
ed.
sto lo Zeno..
rito nel 1536.. si finse in tutte- lesile ester-ne operazioni cattolichissima , e solamen-te se ne manifestò l'ipocrisia, e Partifi-cio nel 1544. come racconta lo Storico diFerrara Faujìini . Ls accoglienze fatte dalei ai fettarj son cosa altresì indubitata ;ma queste seguirono apertamente solo dopola sua ritirata in Francia nel 1560. Può es-ser pertanto,, che nel libro deU’F/oquenzain cambio di 1551. si abbia a leggere 1561.altrimenti è assai qui grosso l’errore .