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Tomo secondo.
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4i Biblioteca della Eloquenza Italiana.

ritava queff onore con tanto dispendiodella verità cattolica, e non dico già inpoche parole, o righe, disavvedutamen-te mal dette , o non osservate ; ma intutto il contesso della Vita , lunga e ver-bosa , e lenza verecondia e alcun rispet-to dirtela : cosa di pessimo esempio, perquanto a me pare , e inutili a fra noiCattolici Italiani, uno de’quali io sonoper grazia di Dio.

Dopo e sic rii maneggiata ogni sorte diludibri e sofismi per salvare il Cajìelve-tro con la beli’ arte delle solite figuret-te , si passa a un' improvvisata ; ed èquella [ Opere critiche p. 3 5. 43.44. 47.] ;to non fon otti per difendere , 0 scolpareil Cajlelv : co , perciocché egualmente igno-ro da un 'unto le accuse , e i lor fonda-menti , e dall' altro le giustifrazioni eragioni , favorevoli a questo mio insigneconcittadino . Non e qui per difendere ,o scolpare il Castelvetro , e non ha fat-to altro , ciré tentar di difenderlo e scol-parlo per ogni verso , calunniando chimai non dovea . Indi con nuove im-provvisate ancora di terze nozze , similiperò alle Nozze cbimichc di un libroTedesco , mentovato dal Lcibnizio , sal-ta ai criminaìisti , sostenendo , che il ti-more e la fuga non son sicuri segni dicausa cattiva , ma d’ innocente e di ret-ta co'c enza ; onde ne cava, che il suoCastelvetro non fu eretico , benché sco-municato e condannato per tale ne’ suoipropri libri, pieni delle già recitate ere-sse . E quoto non è difendere il Castel-vetro , come fa da per tutto ! Se la pi-gli ì ,-incora con la tavola delTîsìoria delCardinal Pallavicino , dove , come fili s'c, egli é chiamato apostata dalla Cat-tolica religione , quasi non fosse ciò ve-ro : e recitando un passo del Cardina-le , fi compiace di portarlo mutilato ,tralasciando le seguenti parole [ Tom.ILlibro X V. cap. X. pag. 646. ] : e senten-dosi stretto dalle interrogazioni , e più an-cora dalla testimonianza di un empio li-

bro di Melantone , da se volgarizzato(sotto nome di Filippo dì Terranegra )con quel suo carattere dì siile , che nonpuò e [sere contraffatto , per 1 smania di ti-more , prese la fuga . Il Castelvetro adun-que , che avea tradotto 1’ empio libro delMelantone , non era eretico , ma inno-cente a forza di figurette insulse ? Dicedi più , che egli volgarizzò il Tejlamen-to nuovo , e che ne resta copia in manodi un amico : e questa pure è un’ altrabella nuova , perché a quel tempo gliapostati Italiani di Lione non facevanoaltro, che volgarizzare in favor loro ilTestamento nuovo: .e ne sono molte im-pressioni , tutte per maggior comodo iliforma piccola , tutte di natura loro proi-bite , quasi tutte fatte in Lione , e lenzanome de’ traduttori . Né sarebbe granfatto, che alcuna di queste venisse dallemani del Castelvetro . Ce n’ è una an-cora del Brucioli con la data di Anver-sa , altre di Ginevra , ma senza data ,e altre col nome dello Stampatore Gu-glielmo Rovìllio , e tutte con eresie neltesto volgarizzato . Questo può bastarciper ora di avere osservato nella Vita delCastelvetro , da ciò comprendendosi chia-ramente la poca informazione , che di■questa importante materia ebbero Serto-rto Quattromani , e Tommaso Stigliam ,il primo de’quali avendo incontrate nel-le note al Petrarca àt\\'eresie, ne scris-se ali’ Arcivescovo di Cosenza [ Letterelib.î. pag. 3.], qualificandole col nometroppo liscio di errori ", e inclinando asospettare che vi fossero intruse da qual-che ribaldo , per estere il libro stampatoin Basilea [ Giornali de ’ Letterati d’Ita-lia Tom. XXII, pag. 19 5.] > Ma il ri-baldo non fu altri, che il Castelvetro ,e dell’ eresie se ne trovano in tutti i suoilibri, da luì flesso , dal fratello , e dalnipote stampati ; onde i ribaldi non bi-sogna cercargli fuori di loro . Lo Sti-gliam poi [ Lettere pag. 97, ] , moltopiù semplice, e male informato, e igna-ro